Mi piacerebbe una donna alla Casa Bianca. Non per forza già first lady

Hillary Clinton non è diventata il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America e la prima a guidare quella nazione. Peccato, soprattutto perché ha vinto Trump. Ho letto in giro alcune ipotesi, per ora solamente fantapolitica, ma in futuro chissà, che danno come possibile candidata dei democratici alle presidenziali del 2020 Michelle Obama: nel caso, in bocca al lupo.

A me piacerebbe, e molto, una donna alla guida della Casa Bianca. Ancora di più sarei contento se questa non ci entrasse da presidente dopo aver frequentato quelle stesse stanze come first lady. Perché, guardate, messa così sa di quel tanto di saga famigliare che, sinceramente, dai Kennedy ai Clinton passando per i Bush, ha francamente stancato. E poi, insomma, la prima donna la vorremmo lì senza che qualcuno possa, a ogni suo passo, ricordare quell’insopportabile “moglie di” che in America è diffuso al punto che vuole le due protagoniste di questo racconto sempre dette come “Clinton” e “Obama”, e non, semplicemente e meglio, Hillary Diane Rodham e Michelle LaVaughn Robinson.

Insomma, sarebbe perfetta Michelle come prima donna al ruolo di persona più potente del mondo. Anzi, è perfetta in quel compito. Ma io sono un po’ freddo, sempre, dinanzi alle dinastie e alle casate che si perpetuano nelle democrazie, e sarebbe quella l’impressione che una simile candidatura mi darebbe, come già m’ha dato quella di Hillary. E ho qualche ragionevole motivo per credere che, dopotutto, non sarei l’unico ad avvertire un tale sentimento, col rischio di fare di lei non la prima, ma solamente la seconda donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Per carità, magari sbaglio.

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