Il senso intrinseco del #cambiaverso

Al telefono con mio padre, ieri sera parlavamo di un incontro a sostegno del “sì”, previsto per oggi nel paese in cui sono nato, non ricordo bene se con il presidente della Regione, che, per interposto fratello e genitore, rappresenta il potere da sempre in quelle terre, o con una deputata democratica, sorella di una consigliera comunale, cognata di un assessore regionale, protagonista della scena dai tempi in cui ancora vivevo in Basilicata: più che due rappresentanti istituzionali, due campioni di indiscusse saghe familiari. E così ho pensato all’impegno di De Luca per la riforma della Costituzione, alle conversioni dei Toti e dei Crisafulli, agli interpreti delle iniziative a sostegno dei neocostituenti nel Piemonte in cui vivo ora, ai Formigoni e ai Casini; dall’Alpi a Sicilia, ovunque è un politico da sempre potente che sta con il riformismo di governo.

Nonostante ciò, Renzi di meglio non ha saputo fare a supporto delle sue tesi che dire: «Non lasciate il potere a quelli che hanno sempre vissuto di politica». L’elenco a cui si accennava prima sarebbe lungo, anche nelle file dell’altra parte, certo, e pure lui non mi pare abbia fatto altro. Ma giocare su quel terreno sarebbe una resa al più trito populismo e alla più modesta demagogia che non voglio concedere. La questione è dal premier mal posta, però, forse senza accorgersene, coglie una verità: nel caso in cui dovesse perdere lui, quelli che oggi lo sostengono, e che, con le sue parole, hanno sempre vissuto di politica, si sperticheranno a dirsi “mai stati renziani” in meno del tempo di un #Enricostaisereno.

Schiere di gennarimigliori e truppe di andreiromani insieme a colonne di alessandremoretti e plotoni di giudittepini, magari sotto l’alta guida di indomiti franceschini, spiegheranno in lungo e in largo le ragioni intrinseche del loro cambiamento di verso, se non di versione, con dovizia di ragionamenti e grande sprezzo della logica applicata alle parole, sull’esempio della ministra Giannini (sarà per quello che è linguista) che, dopo che l’elettorato aveva sonoramente cassato la sua proposta politica, non prese la via di casa, ma si disse pronta ad andare nella direzione che gli elettori, non votandola, a parer suo le avevano indicato, cioè a rimanere dov’era avendo raccolto meno voti alle Europee di quelli necessari a fare il consigliere comunale a Roccacannuccia.

Per quanto la tentazione di rimanere a casa o andare in gita, capendo fin da ora le ragioni di quelli che, come tante altre volte, lo faranno ancora, convinti dalla pessima immagine di sé che la politica sta dando in questa fase, con tanto di inqualificabili manifestini di matrice governativa, roba che nemmeno il grillismo delle origini, il prossimo 4 dicembre andrò a votare “no”, per le ragioni della Costituzione e per i ragionamenti dei suoi apprendisti riformatori. Ma se davvero dovesse perdere, e dimettersi, Renzi, sai che risate con tutti i renziani effettivi e i renzisti di complemento in cerca d’autore!

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento