Il resto è volato nel vento

Sono contento del Nobel a Bob Dylan ma no, quello che sto scrivendo non è un elogio alla sua opera: non ne sarei all’altezza io, non avrebbe bisogno lui. Voglio invece raccontare una storia diversa, che m’è capitato di ricordare altre volte. Un anziano e lontano parente in un paese dell’Appennino lucano, in una sera d’autunno in una piazza immersa in una secca tramontana, mi rivelò il significato ultimo della fiducia, e di quanto fosse semplice perderla o farla perdere per sempre. «Prendi un pugno di sale in una mano», mi disse, «e lancialo in aria. Facile, no? Bene, ora raccoglilo». Ecco, in quelle poche parole c’è tutto il senso di quanto è accaduto.

Il mio granello di sale in quel che fu il consenso alla coalizione Italia, bene comune e alla rappresentanza del Pd io l’avevo portato. E l’avevo a loro affidato su parole chiare che, in sintesi, raccontavano la volontà di uscire e superare il “berlusconismo”, che non era solo l’esecutivo guidato da Berlusconi, ma il sistema e la maniera di governare dei precedenti vent’anni. Viceversa, lo si è sì superato, ma in un altro modo. Avevamo stigmatizzato la cancellazione della tasse sulla casa per tutti, ricchi compresi, e poi lo si è fatto a tutti, ricchi per primi. Parlavamo di lotta alla povertà, ma la si è fatta ai poveri, fino a prevedere la punizione materiale (il taglio delle utenze) e sociale (la negazione della residenza) per chiunque si trovi a occupare immobili vuoti senza averne titolo. Manifestavamo contro le ipotesi di riduzione dei diritti sanciti dallo Statuto dei lavoratori, e dopo le si è praticate. Lottavamo e protestavamo verso i tentativi di riscrivere le regole comuni con la sola forza dei numeri della maggioranza, e lo si è fatto sulla Costituzione e con la legge elettorale, trovando meccanismi emendativi o ricorrendo al voto di fiducia per saltare le opposizioni e le eccezioni delle minoranze.

Tutti quei granelli (e si potrebbe continuare con la chiamata diretta dei presidi per gli insegnanti o il limite all’utilizzo del contante, fino alle grandi opere, ponte sullo Stretto incluso) li avete lanciati in aria e poi ne avete raccolto una parte, insieme ad altro sale di diverso tipo. Ma io ricordo le mani a cui ho dato il mio, e le ho viste mentre lo lasciavano andare.

Per questo motivo, ora, di quelle stesse non mi fido più. Le vedo muoversi, ne colgo i segni, ne comprendo il gesto, ma non mi muovo per avvicinarmi a loro. Perché è rimasto il ricordo, e una lingua un tempo comune; null’altro, però. Il resto, ciò che serve a far parte e fronte, è volato nel vento, con e come quel granello di sale.

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