Non saprei se poco o tanto; necessario

Quanti saranno alla fine? Troppi, già ora. Anzi, troppi anche se nella notte del 24 agosto la terra dell’Italia centrale non avesse deciso di muoversi, scrollandosi involontariamente di dosso i borghi arroccati sui suoi rilievi, spazzando via case, cose, vite, per le tante altre volte in cui è già successo. La conta dei morti è un triste rituale in queste situazioni, eppure ineludibile. La commozione che spinge all’aiuto e alla donazione, pur mai sufficiente a ristorare di quanto perso, è stata immediata. La rete dei soccorsi, rapida e generosa, è come sempre encomiabile; è il momento di stare accanto a chi la guida e la dirige, le polemiche sono sterili, se non direttamente dannose, oltre che pessime. Poi ci sarà da far ripartire la vita quotidiana nei luoghi colpiti e ancora la ricostruzione, indispensabili. Il problema è che tutte queste, nella loro differente natura e sostanza, arrivano dopo, e a noi sarebbe necessario qualcosa che arrivasse prima.

Prevedere i terremoti è impossibile; non avremo mai uno strumento, un software o un algoritmo in grado di darci la possibilità di svegliare un paese nella notte e far uscire in strada gli abitanti prima che le scosse arrivino. Però sappiamo che arriveranno e dove; ce lo dice la storia e ce lo insegna la scienza. Per i prossimi eventi, che facciamo? Lasciamo che i fatti accadano di nuovo? O pensiamo a mettere in sicurezza i posti in cui, non sappiamo quando e con che forza, ma di sicuro accadranno? Quanto costerebbe riqualificare il patrimonio edilizio italiano, minacciato tutto dallo stesso suolo che occupa, al fine di evitarne il più possibile il crollo è un calcolo che non so fare e non so nemmeno se qualcuno abbia mai provato a immaginare. Ma sarebbe, meglio, è una spesa necessaria. E non più rinviabile.

Forse perché il mio primo ricordo chiaramente identificabile dell’infanzia è legato al tremare di una stanza, in quella maledetta sera del 23 novembre del 1980, ma quando sento di un sisma non posso evitare di cercare il modo, non sempre trovandolo, di dare un contributo. Mi chiedo: perché non è possibile immaginare di destinare, ogni anno e fino alla fine del lavoro, l’uno per cento della spesa pubblica — circa 830 miliardi di euro nel 2015 — per il miglioramento della tenuta dei nostri edifici? Togliendoli a migliaia di interventi inutili almeno quanto dispendiosi, dai buchi nelle montagne fondamentali solo per chi li fa, alle macchine per uccidere dall’aria, dal mare o da terra e fino alle manifestazioni tutte lustrini e cerimonie d’inaugurazione, credo che si possano trovare senza grosse difficoltà.

E se così non fosse, se quegli sforzi non dovessero bastare (dopo aver avuto cura di sottrarre i fondi necessari alla loro realizzazione al novero dei calcoli per il rispetto di una stabilità tracciata sulle coordinate di alienati matematici finanziari), potremo sempre rinunciare a qualche comodità o aspirazione; quando hai una crepa nel muro di casa, non ti compri una nuova giacca solo perché quella che hai è un po’ lisa o non più alla moda.

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3 risposte a Non saprei se poco o tanto; necessario

  1. Fabrizio scrive:

    E’ poco o tanto , dopo ore di riunione , che il consiglio dei ministri abbia stanziato “solo e soltanto”50milioni di euro e che Renzi abbia lanciato “casa italia”.
    Chi ci governa e’ molto bravo nel comunicare ma, haime’ per il ns. bel paese , nella sostanza ci raggira alla grande.
    E’ stato veramente necessario chiamare il loro progetto “casa italia”?
    Perche’ e come mai non supportano , per esempio, “Sostenibilita’ Italia”?
    Perche’ , perche’…….. !!!! e poi ci vengono a dire che fare polemiche e’ retorica.
    Dove vivono coloro che ci stanno governando ?sono con i piedi per terra o sono su un’altra dimensione?

  2. Fabrizio scrive:

    Qualitativamente parlando ( e non solo ) , la prevenzione sulla sicurezza ambientale e morfologica del territorio non contempla parole e comunicazioni di persuasione e convincimento altrui, ma di azioni semplici e chiare per tutti.
    Perché e come mai , senza tanti mezzi termini , chi ci sta governando non lancia una legge di stabilità” a tutela e sostegno” sostenibilità suolo italiano? di cosa ha paura il governo?perché e come mai non fa del Patto Sociale Juncker la struttura di sistema europeo per realizzare la struttura di sotto-sistema “euroitalia” per sostenibilità sicurezza suolo e sostenibilità sicurezza paesaggistica.

  3. Fabrizio scrive:

    Dulcis in fundo , sempre qualitativamente parlando , per capire e rendersi conto delle sostanze attitudinali di chi ci sta governando basta e avanza il progetto casa italia per prevenzione e ricostruzione e basta e avanza al niente che cala dall’alto ma si riparte parlando coi sindaci e presidenti di regioni.
    In primis uno Stato che non si assume la responsabilità diretta , costi e non solo, sulla sicurezza del suolo , che e’ realmente e concretamente parlando proprietà della Repubblica Italiana , vuol dire non aver più scampo dai ………
    Per seconda , la prevenzione e’ legata strettamente alla correzione e non alla ricostruzione (termine comunicativo non sostanziale).
    Per terza ed ultima il termine sostenibilità non e’ preferito dal governo perché , sempre qualitativamente e quantitativamente parlando , la prevenzione e correzione “a regola d’arte” nel rispetto di regole e normative europee , fa paura al governo.

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