Sono quasi un “nemico pubblico”. Parola di ministro

Che l’Italia, per i governanti, fosse divisa in due, tra quelli che dicono “sì” «e chi dice “no” e soltanto “no”», lo sapevamo. Poi abbiamo scoperto che chi era il potere fino a ieri ritiene che quanti pensano che l’azione del governo sia sbagliata hanno una «posizione insostenibile», perché «comporterebbe la paralisi definitiva» del sistema istituzionale e democratico. Ora apprendiamo che votare in modo contrario a quello che dice il presidente del Consiglio nel referendum costituzionale ancora da indire «è un atto contro il Paese».

Le parole del ministro Franceschini in una sua recente intervista si pongono nel solco ampiamente praticato dagli esponenti della maggioranza di governo: chi vota contro di loro è contro gli interessi della Nazione. Votare no è come diventare un “disfattista” o peggio un “sabotatore”, un “nemico pubblico” che, deliberatamente, intende compiere atti contro lo Stato in cui vive. In pratica, sono un criminale, che “bloccherà l’Italia consegnandola all’ingovernabilità”, “paralizzerà il sistema politico” e si configurerà come “un grave danno contro gli interessi nazionali”. O meglio, quasi: perché il crimine, per il momento, non è ancora perseguito e il fatto non è allo stato attuale accaduto. Il reato? Preferire col voto l’opzione che ritengo più giusta, credere che la consultazione che lo stesso governo chiede sia effettivamente praticabile, e quindi parimenti valide le possibilità in campo, “sì” e “no”, appunto, immaginare, insomma, che la democrazia sia scelta fra diverse alternative legittime. Se tutto quello che dicono i governanti fosse vero, s’intende.

Ma se così fosse, dato che il mio voto non farebbe altro che respingere un determinato cambiamento salvaguardando la situazione esistente, vorrebbe dire che è la Costituzione del ’48 la rovina maggiore che la Repubblica abbia avuto da quando è nata. Se così fosse, ripeto. Per fortuna, checché ne dicano capi dell’esecutivo, ex inquilini del Quirinali e attendenti sempre pronti a saltar nel governo del vincitore, così non è.

Quindi, votate in tranquillità: ché quella che rimane respinta la riforma è una buona Carta.

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3 risposte a Sono quasi un “nemico pubblico”. Parola di ministro

  1. Fabrizio scrive:

    Le parole del ministro Franceschini sono a due punte!
    “Troppo facile trasformare un amico (italiano) in nemico (europeo) se non si mantengono le promesse fatte” (San Girolamo)

  2. Fabrizio scrive:

    Di parole a due punte ne sono state dette , alle elezioni europee , al semestre italiano europeo, eccetera ed eccetera ; ne vengono dette non solo da chi ci sta governando ma anche da politici e aspiranti sindaci.
    Politici come quello che dice : io faccio politica ma al fin fine ho anche un buon lavoro che e’ li che mi aspetta!
    Sindaci come quello che dice: solo se( ma poi nessun rappresentante politico pensa di farlo veramente , anzi ……) divento sindaco do’ le dimissioni da parlamentare e da vice presidente della camera

    Chi sono i nemici del bene comune?

  3. Fabrizio scrive:

    Chi dice che il voto amministrativo e’solo per i sindaci, le citta’ , non per il governo, non vuole il bene comune!
    Sono le citta’, i paesi, la popolazione che costituiscono lo Stato!
    Sono le leggi che sono tante e fatte a due punte!
    Sono le riforme che sono fatte a due punte!
    La Costituzione dei nostri padri fondatori e’contro l’austerity/flessibilita’ del colui che ci sta governando!

    Per concludere, un altro argomento a due punte( multiple )e’ Brexit.

    p.s brexit continua………

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