Il cordoglio ipocrita degli sceriffi di Nottingham

«Il signor Hood era un galantuomo,/ sempre ispirato dal sole./ Con due pistole caricate a salve/ ed un canestro pieno di parole». Oggi quel “era” ha purtroppo più verità, e Marco Pannella ormai riposa per sempre. Quando qualcuno muore, il cordoglio è spesso così unanime da sfiorare i limiti della decenza; delle doppiezze di quanti han sempre visto, e vedono ancora, come crimini alcune sue battaglie, ha già detto meglio di quanto potrei mai fare io chi lo ha conosciuto a fondo. A me, invece, incuriosisce un altro aspetto.

Dico subito, per chiarire la posizione da cui parlo, che Pannella non mi è mai piaciuto davvero, seppure m’è sempre stato simpatico. Non ho mai apprezzato il suo battersi per i temi dell’io, per i diritti civili, scansando le ragioni del noi, i diritti sociali. Sul piano economico, lo definirei un “reazionario” per il suo scagliarsi contro sindacati e contratti collettivi, un “liberista” se volessimo usare categorie più pacifiche. Ma ha fatto molto su questioni importanti almeno come coscienza critica, e di questo non si può non ringraziarlo. Ho ammirato il suo stare sempre su posizioni di principio al di là dei numeri e del consenso che queste potevano avere; un atteggiamento di testimonianza e minoritario, dicevano i critici, di coerenza e linearità, direi io. Vedere quelli per i quali “contano solo i numeri” rendere omaggio al suo impegno che di quei numeri non s’è mai curato è uno spettacolo d’arte comica intriso d’ipocrisia di cui avrei fatto volentieri a meno.

Insomma, al capezzale del signor Hood han sfilato fintamente intristiti gli sceriffi di Nottingham, quelli per cui l’unica cosa che conta è il potere, mentre lui era quello che lo dava via tranquillamente, insieme ai soldi del finanziamento pubblico al suo partito. “Velleitarie” è il termine che quei potenti userebbero per iniziative come la lotta nonviolenta per la democrazia in Vietnam, la liberalizzazione del consumo di droghe leggere o una legge sul fine vita e l’eutanasia. Ieri, falsamente, erano a esprimere cordoglio e riconoscere il valore di un uomo che “minoritariamente” proprio su queste battaglie e su altre simili ha speso la sua vita, e che loro, domani, ignoreranno e riprenderanno a chiamare “vane”, cercando di bandirle dal discorso pubblico e politico.

Sit tibi terra levis, Giacinto detto Marco. E che fossi un bandito, negare non si può, però non eri il solo.

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