Raggi, Appendino e la normalizzazione a “cinque stelle”

«A talented debater, Ms Raggi illustrates how Italy’s second-biggest political group is increasingly coming to resemble a normal party», oratrice di talento, la signora Raggi mostra come la seconda forza politica italiana sempre più inizi ad assomigliare a un partito normale. Lo ha scritto The Economist, in un articolo dedicato all’operazione di miglioramento dell’immagine (evocativo il titolo del pezzo del giornale inglese, Smartening up) che il M5S pare voler mettere in campo con queste amministrative.

Verrebbe da aggiungere che oltre a Virginia Raggi a Roma, un’altra candidata con le stesse caratteristiche molto meno “movimentiste” e “anti-sistema” delle origini è Chiara Appendino a Torino, come la collega capitolina non del tutto invisa all’establishment cittadino. Pure la proposta dei grillini all’ombra della Mole, infatti, si piazza bene in fasce di elettorato fino a poco tempo fa inimmaginabilmente disposti a votare per il partito nato da un “vaffanculo” (mi sia perdonata la scurrilità, ma a volte la citazione letterale è necessaria), e anche per lei, sondaggi e analisti non escludono, se non la vittoria, almeno un risultato di rilievo.

In sintesi, pare di vedere un fenomeno banale di “normalizzazione”. Non dissimilmente da quanto accaduto per altre formazioni giunte nei palazzi del potere con afflati barbarici, e divenute in breve tempo pienamente adatte al navigare fra il cabotaggio piccolo e medio della gestione usuale della politica nostrana.

Non immuni, e come avrebbero potuto esserlo, salvo credere alla leggenda della diversità antropologica, alle peggiori derive che questo Paese dalla storia lunga almeno quanto corta ne è la memoria ha già conosciuto nei suoi secoli, nelle sue mille vicende, nelle sue tante, molte, storie di “ordinaria amministrazione”.

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