Enzo, non ci provare

Lo dico subito: io subisco discretamente il fascino del personaggio, le sue pose, la sua impostazione scenica, la scelta dei toni e dei termini. Quindi, sono un po’ prevenuto nel giudizio che sto per dare, soprattutto sono prevenuto nell’entusiasmo che ho provato a quest’ultima sua performance, devo dire davvero eccezionale, anche per altri commentatori meno buoni di me col soggetto, in verità pure per i suoi critici.

Così, quando ho sentito De Luca dire, a proposito delle critiche, e delle indagini, che gli vengono mosse, “forse a qualcuno non piace che la Campania volti pagina”, giuro, mi sono alzato ad applaudire rivolto allo schermo, come fossi a teatro, come lo avessi lì davanti a me. Un genio, attore consumato, padrone del proscenio e della trama, lodi, lodi, lodi.

No, dico, io non sono più un bambino, né un giovanotto, ché vent’anni li avevo più o meno vent’anni fa. Ai tempi in cui prendevo la mia prima tessera di partito, per dire, nel lontano ‘93, quando a stento i telefoni imparavano a conoscere la scheda che vanamente tentò di sostituire il gettone prima d’esser entrambi spazzati via dal cellulare, ero giovane davvero, coi miei sedici anni e tante illusioni e speranze. De Luca no, lui era già uomo fatto, e che uomo: sindaco di Salerno fin da allora, praticamente in maniera ininterrotta. E prima segretario provinciale del Pci e del Pds, e nel frattempo sottosegretario alle Infrastrutture e parlamentare per due legislature.

Insomma, lui è la politica in Campania, almeno un significativo pezzo di potere, da circa un quarto di secolo senza interruzioni. Ciononostante dice, senza arrossire o far trasparire ilarità, che qualcuno vorrebbe toglierlo davanti perché non vuole, quel qualcuno, badate bene, non certamente lui, che si cambi pagina. Dal pubblico, pardon, dall’elettorato uno si aspetterebbe un fischio accompagnato da un caustico “Enzu’, nun ce pruvuà”; e invece, niente. Applausi. Al grande attore, certo. Nondimeno alla platea che si ritrova, ovvio.

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