Al lavoro, scioperati!

Gli attacchi ai sindacati, le delegittimazioni delle manifestazioni, le condanne degli scioperi; avessi scritto qualche anno fa che il principale partito erede della tradizione del movimento operaio sarebbe stato guidato da un segretario capace di usare simili toni senza abbassare nemmeno la voce per pudore, m’avrebbero preso per pazzo. Eppure.

Eppure siamo a questo: chi protesta sbaglia, e dirigenti, e spesso anche elettori, del nuovo Partito di Renzi (che in parte è nuovo, in parte solamente mutato o rivelato, e non so quale circostanza sia peggiore), attaccano i lavoratori che tentano di difendere o rivendicare un loro diritto. Prendiamo il caso di Pompei. I dipendenti dell’amministrazione del polo archeologico fanno un’assemblea, peraltro comunicata preventivamente, quindi tutt’alto che improvvisa. Come ovvia ripercussione, si crea qualche disagio. Mentre il presidente del Consiglio parla di “scandalo”, il ministro della cultura addirittura di “danno incalcolabile”. Il popolo sul web, plaude ai potenti e dileggia i lavoratori: “ai sono tanti disoccupati, vi sembra giusto che chi un lavoro ce l’ha protesti pure?”. Beh, sì.

Per due motivi: perché altrimenti i disoccupati diventano “l’esercito industriale di riserva” (Marx, Il Capitale, I libro: cose che non spiegano alla Leopolda, lo so), che serve a mettere in competizione i lavoratori riuscendo a calmierare le loro richieste, e perché ogni manifestazione, protesta, sciopero, crea disagio, ed è anche per quello che si fa, per mettere in evidenza, attraverso quel disagio, un problema e una rivendicazione. Se non disturbassero nessuno, tanto varrebbe non farle.

Non voglio entrare nel merito delle motivazioni dell’assemblea pompeiana; m’interessa il principio. Quello per cui, siccome si è arrecato disturbo ai turisti in fila, tale azione sindacale sarebbe stata un crimine. E quindi, giù accuse a chi l’ha organizzata, a chi ha partecipato, a chi, con un contratto bloccato e stipendi non certo da favola, ha avuto l’ardire di volersi far sentire.

“Pensino a chi non ha un lavoro”. Già. Demagogia per demagogia, ci pensino i ministri e i parlamentari che li hanno condannati, visto che con gli emolumenti a loro riconosciuti, devono camparci una decina di famiglie di quei dipendenti. Ma ciò che mi fa più male, davvero, è un’altra considerazione.

Insomma, io da Brunetta e Sacconi, Marchionne e Farinetti, sparate del genere me le aspetto e le capisco: essi sono i padroni o chi sta a guardia della loro roba, non possono che reagire in quel modo verso quanti provano a metterne in discussione la redistribuzione. Da politici e attivisti di partiti di sinistra un po’ meno, men che mai se si discute di res pubblica. Però, tant’è.

Oggi a sussurrare alla nobile signora delle nefandezze di quei quattro ignoranti e straccioni che osano criticare l’ordine costituito sono gli stessi che un tempo alla Contessa gliele cantavano forte dalle piazze, lungo i cortei, davanti alle fabbriche, durante gli scioperi, nelle manifestazioni, alle assemblee. E non so più se mentissero allora o abbian cambiato idea oggi.

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