Lo schiavista è al governo

C’è poco da girarci intorno: l’idea di far lavorare gratis i migranti, come ha detto il titolare dell’Interno, puzza di schiavismo. Ed è fortemente razzista. E quel che è peggio, è anche contraria allo stesso dettato della circolare a cui il ministro si è richiamato lanciando quel monito ai Comuni.

Nel testo del Viminale, infatti, si legge che le eventuali attività di utilità sociale, e quindi senza fini di lucro, devono essere attuate su base volontaria di chi vi prenderà parte, finalizzate all’integrazione e specificatamente pensate per i richiedenti asilo in attesa di responso. Alfano conosce quella circolare? È lecito supporre di sì, visto che ne è il firmatario. E allora, perché si è rivolto con quelle parole ai rappresentanti degli enti locali, con l’intento evidente, e a beneficio dei media, di lasciar passare il messaggio che stesse parlando di tutti i migranti in generale: “invece di farli stare lì a non far nulla, che li facciano lavorare”? Perché mirava a sollecitare, e solleticare, i più biechi sentimenti di pancia.

In questo, egli è un provocatore della stessa risma di quelli che, in una manifestazione, fanno di tutto per causare una reazione forte e ingestibile. Ma rispetto ai “teppistelli figli di papà” (copyright di Matteo Renzi), lui è più pericoloso, e anche più, molto di più, preoccupante. Per prima cosa, perché lui è il ministro dell’Interno, non uno scriteriato signor nessuno con pulsioni incendiare: se a lui scappa la frizione, fra le fiamme non ci finisce un’auto in sosta, ma rischia di andarci qualche pezzo importante del Paese.

E poi, il “fenomeno” da tempo ha dimostrato le proprie incapacità a gestire il dicastero che gli è stato affidato ormai da due governi consecutivi, nonostante già dopo le sue precedenti prove di inattitudine, qualcuno che poi per quello stesso ruolo lo ha riproposto, lo aveva indirettamente processato per inadeguatezza.

Cos’altro si aspetta per prenderne le necessarie misure e toglierlo da quella posizione? Lasciarlo lì è un po’ come affidare la programmazione e la pianificazione dell’ordine pubblico prima di una partita di calcio a rischio o di un corteo “sensibile” a un capo ultrà o a un leader Black bloc. Come dite? avete l’impressione che spesso sia proprio così? Davvero? No, è che siete maliziosi. O almeno spero.

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