Fra Pericle e il marchese del Grillo

“Qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi”, dice Pericle come ci racconta Tucidide. E se i molti sono la nostra parte, essa è la favorita, perché noi siamo noi e voi siete… un po’ meno, per parafrasare, attenuandola, la battuta del marchese del Grillo di Sordi.

Sembra muoversi così la politica ai nostri giorni, navigando a vista fra Pericle e il marchese del Grillo, poggiandosi sulla ragione morale e numerica dell’essere nel giusto perché sostenuti dai molti, e ricordando contemporaneamente ai pochi che, ovviamente, i molti, e perciò favoriti, non sono loro. Anche se non è proprio vero, e non lo era nemmeno nell’Atene del V secolo avanti Cristo. A essere “cittadini”, contati fra i molti o i pochi, erano allora una minoranza di quanti vivevano la polis senza poterne essere pienamente parte; tale s’avvia a divenire la fetta di quelli che dà mandato agli oratori d’oggi a dirsi fra i più, in virtù del disimpegno e dell’astensione di quanti dovrebbero essere i cittadini di oggi.

Se quella circostanza non dava cruccio a Pericle, similmente pare non impensierire i governanti di ora, che infatti spiegano, con cipiglio arrogante a quanti stanno fra i pochi, che loro han vinto, e i perdenti #senefaccianounaragione. Un po’ come il Sordi nobile nel film di Monicelli, loro sono i vincenti, gli altri, beh, lo ricorderete, no?

E così, l’unica cosa che conta è in quanti si è a contarsi. Per la gioia della democrazia intesa come regola dei numeri: in quasi nulla dissimile dalla legge del più forte, se per questo s’intende colui che ha più forze a sua disposizione. Come dite, il rispetto delle minoranza? Ah, ma allora non l’avete capito? Va be’, ve lo faccio rispiegare dal marchese Onofrio: “mi dispiace, ma io so’ io…”, eccetera, eccetera, eccetera.

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