Già, è tempo che ci rassegniamo

“I frenatori si rassegnino”, dice Renzi a proposito di chi contesta la sua riforma elettorale messa a punto con la speciale partecipazione di Berlusconi. C’è l’ha con chiunque dissenta dalla sua visione unica e unificante delle cose, che non ha semplicemente una tesi diversa da quella che lui sostiene, ma è un gufo, un rosicone e un frenatore.

Bene, su una cosa ha ragione: è tempo che chi non condivide le sue idee si rassegni. Che ci rassegniamo a prendere atto del fatto che, sic stantibus rebus, le nostre idee saranno sempre banalizzate, ignorate, prese a pallonate perché tanto, a lui, l’unica cosa che interessa è rimanere lì dov’è. Hic manebimus optime, immagino che il presidente del Consiglio abbia detto ai suoi, come quel centurione di cui narra Tito Livio al vessillifero, nel momento di insediarsi a Palazzo Chigi. Da quella scelta discende tutto. E i dissidenti se ne facciano una ragione; fino a quando essi non avranno i numeri necessari, e la forza di usarli, per fargli temere di rischiare il posto tanto agognato, le loro opinioni non saranno prese in considerazione.

Quindi, diventa pure inutile tentare di parlarne, soprattutto se poi al suo fianco, il capo, tra novelli destrini convertiti e antichi destrorsi mai pentiti, attempate cariatiti dell’aula e rampanti rampolli di palazzo, giovani turchi e vecchi ottomani, vede le schiere di giannizzeri, nani e attendenti, il posto da capolista bloccato o quello da senatore nominato, off course, continuare a crescere inseguendo l’unica ragione politica del nuovo verbo: la vittoria, comunque sia perseguita.

Già, è tempo che ci rassegniamo. Anzi, che rassegniamo le nostre parole a sostegno di quelle idee in questo schema e che posiamo anche le matite che potrebbero servirci a sostenere nell’uno le altre. Tanto sarebbe inutile, visto che per chi dovrebbe o potrebbe accoglierle e contenerle siamo solo gufi, rosiconi e frenatori.

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