E se smettessimo di scambiare per normalità la normalizzazione?

Quindi, alle dieci e 35 di questa mattina, Giorgio Napolitano si è dimesso da presidente della Repubblica. Buon riposo e auguri. Detto ciò, non mi piaceva prima, non sarò dispiaciuto oggi. In una situazione normale, come sa anche lui, questi due anni non avrebbe dovuti farli, e in un altro contesto, non avrebbe potuto agire come ha fatto.

Perché, diciamocela tutta, l’ormai ex inquilino del Quirinale, negli ultimi anni è entrato in pieno nell’agone politico, portando avanti una propria tesi e un suo personale punto di vista e scegliendo il lato del campo in cui stare. Le larghe intese sono la traduzione pratica e più emblematica di quel suo intendere la soluzione ai problemi, come lui stesso ebbe modo di accennare in un convegno su Gerardo Chiaromonte all’inizio della presente legislatura, nel quale suggerì e propose l’uscita dell’impasse post elettorale citando il coraggio che i partiti e i loro leader ebbero nel 1976 dando vita, appunto, a quella storica larga intesa.

Il problema, secondo me, sta nel fatto che scegliendo (determinando?) una maggioranza, per quanto maggioritaria, proponendo le sue idee di riforme (ricordate il comitato dei saggi?), e difendendole nel principio e nella pratica quali ormai irreversibili nei loro processi di già avviati, egli ha scelto di non voler rappresentare tutti gli altri. Per carità, decisione legittima, come parimenti legittimo, di conseguenza, è stato il sentimento di quanti da lui non si sono sentiti rappresentati.

La domanda che mi verrebbe da porre a questo punto è: ma l’unità nazionale che il capo dello Stato dovrebbe rappresentare, è solo quella territoriale o anche quella delle sensibilità politiche di quanti in quel territorio abitano? E approvando e sostenendo una definita esperienza politica, bollando invece come “irresponsabili” e “velleitarie” le argomentazioni di coloro, per quanto pochi e minoritari, che vorrebbero che questa finisse al più presto per definirne, democraticamente, un’altra, lo si sta proprio facendo? Davvero non ci sono altre strade per unire il Paese se non tentando di omologarne, normalizzandole, volontà, opinioni, aspettative?

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