Chissà perché

Fai le primarie per scegliere il candidato della tua coalizione alla presidenza del Consiglio dei ministri con l’impegno sottoscritto che, se dovesse toccare agli eletti di quella votare la fiducia, sarà lui, ma non è così. “Perché non si è vinto”, ti dicono. Infatti è quando si perde che si esprime il capo del Governo e la maggior parte dei ministri. “Non si poteva decidere altro”, aggiungono. E però, quando è un altro a vincere le primarie, che poi sarebbero un congresso, allora lo si decide eccome, e lo si manda a Palazzo Chigi senza nemmeno passare dal via delle urne.

Voti per eleggere il Parlamento europeo, ma ti spiegano, dopo, che quel voto era l’espressione del consenso sulle riforme portate avanti in quello italiano. Così, il tuo voto diventa la giustificazione e l’approvazione ex post di uno schema di governo che era stato ampiamente respinto alle elezioni politiche, e viene spiegato a tutti che, alla fine, quello era un giudizio sull’azione dell’esecutivo. Ma se provi a chiedere, allora, perché mai, se quel voto è sul Governo, rimangono ministri esponenti che han preso meno voti di quelli che servirebbero a entrare in un consiglio regionale, o delegazioni di partiti che han più posti che consensi, ti rispondono che “quella è una questione diversa”.

Oppure, ti capita di dover scegliere, sempre con le primarie, il candidato sindaco, ma accade che quello che vince, viene osteggiato dal partito e dalla coalizione che dovrebbe sostenerlo, mentre quelli che perdono, finiscono a guidare importanti dicasteri. Insomma, ti fanno capire che se tu decidi che uno o una non è idoneo a fare il sindaco, qualcuno sostiene che un posto a loro dev’esser dato comunque, meglio se più importante e maggiormente retribuito.

E ancora, a qualsiasi livello si professa il predominio della governabilità sulla rappresentanza, e quindi si dice che conta solo il voto dato a chi governa o amministra, che l’opposizione ha torto perché minoritaria, che la minoranza buona è solo quella che collabora con la maggioranza, quando non direttamente decide di aderirvi, che non ci sono alternative, e che è “aleatorio e irresponsabile” cercarle o tentare di praticarle, che non ha senso inseguire un altro modello possibile, perché l’unico modo per fare politica è quello “concreto”, che significa che si fanno solamente le cose che si possono fare e come si riesce, anche se erano il contrario di quelle che si diceva di voler fare, purché a farle siamo sempre, e solo, quelli che le hanno fatte finora o che da questi sono scelti.

Ecco, in tutto questo, capita che qualcuno sia tentato di non partecipare alle elezioni, ritenendo che il suo voto, nella migliore delle ipotesi, sarebbe superfluo o, nella peggiore, addirittura inutile. E chissà perché.

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