The White Rabbit’s policy

“Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai! Neppure posso dirti ‘ciao’: ho fretta! Ho fretta, sai?”. La sintesi migliore della follia della corsa senza fine che costringe alla superficialità, anche nei rapporti fra gli individui, trovo che sia nella figura del Bianconiglio della favola di Lewis Carroll, perfettamente presa nell’immagine del roditore vestito di tutto punto e con orologio ticchettante nella versione disneyana di Alice nel Paese delle Meraviglie, che corre verso affannato ripetendo: “È tardi! È tardi!”.

L’altro giorno ho scoperto che la massima istituzione elettiva dei popoli d’Europa, gira più o meno allo stesso regime. Nel Parlamento europeo, le votazioni procedono a ritmi impressionanti. Addirittura, le dichiarazioni di voto possono seguire, e non precedere, l’espressione del consenso o del dissenso, e sono limitate a interventi di un minuto e mezzo per ogni parlamentare.

Certo, prima ci sono stati il dibattito e il confronto, i lavori preparatori e di commissione; ma, insomma, la cifra è quella, nell’ossequio totale e assoluto del mito dell’efficienza, calcolato sul numero di voti espressi al minuto.

Tempi certamente buoni per la televisione, o per la diffusione dei video sui social network. Ma tempi buoni per davvero? Tempi davvero efficaci per la qualità della politica? Tempi davvero in linea con l’esigenza di un sistema complesso come quello contemporaneo?

Una curiosità e una domanda legittime, credo. Rafforzate dal sapere che tali tempistiche imposte ai parlamentari, fanno sì che questi si ritrovino spesso a condividere l’approfondimento nei minuti che rimangono fra le altre attività. Ancor più singolare, poi, è il dato che sul numero delle votazioni, e solo su quello, sono basate le strampalate classifiche che girano su internet e ambiscono a misurare la qualità del lavoro svolto dai parlamentari: una rilevazione puramente quantitativa, usata per misurare un dato che si vorrebbe qualitativo; strano, per non dir di peggio

Non so, a me quest’idea dell’efficienza misurata in hertz non convince molto, un po’ come i salti per accedere alla conoscenza di un certo umanismo troppo intriso d’approccio magico. Come dire, se il mondo è sempre più complesso, non servirebbe forse un incedere che dia di più il senso della comprensione, invece che una conoscenza che pare essere solo legata al momento e alla funzione specifica? Insomma, non sarebbe il caso di riprendere l’approfondimento come cifra dell’agire di ognuno e lo sforzo, anche lento se necessario, come metodo dell’avanzare?

Mah, forse sto solo invecchiando. Eppure, a proposito di conigli e cose passate, mi tornano in mente i versi di una vecchia canzone, che parlava d’altro e forse non c’entra nulla, o forse sì. “When logic and proportion have fallen sloppy dead/ And the white knight is talking backwards/ And the red queen’s off with her head/ Remember what the dormouse said/ Feed your head, feed your head”.

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