Ma è il governo Mascetti?

A volte sono i segnali ignorati quelli che rivelano meglio le cose che avvengono. Così come spesso non si leggono i moniti lì dove sono più evidenti.

Nelle elezioni per il presidente della Repubblica che hanno visto la riconferma di Giorgio Napolitano, un grande elettore buontempone scrisse sulla scheda il nome di Raffaello Mascetti, il personaggio del film di Mario Monicelli Amici Miei. Uno scherzo, ovviamente, ma anche, forse, la migliore analisi del tenore delle discussioni politiche attuali.

Lo vediamo tutti i giorni, dalle riforme alle vongole, ai soloni dell’economia che pontificano sui danni da austerity con la stesso tono serio e altezzoso (austero?) con cui ieri spiegavano che quella era la via buona e giusta da seguire.

Ma ciò che dà più il senso della dismisura del comico è l’abuso del concetto di meritocrazia. Quante volte l’avete sentito? La competenza come unica stella polare, il merito come sola ragione di scelta. Ma il comico è anche cinico, e spesso usa proprio il tono e il gesto più serioso per farne materia da mettere alla berlina.

Prendiamo un argomento serio e un dicastero sicuramente austero: la Difesa. A guidarla è la ministra Roberta Pinotti. Ora, uno immagina che chi è stata messa lì meno facilmente di altri messi in posti diversi possa cadere proprio sui temi del merito e della competenza. O al massimo, quand’anche questo avvenisse, sarebbe su questioni davvero complesse e complicate. E invece no, perché come si diceva, la traccia e l’efficacia del comico è nella dismisura.

E infatti, a mettere in crisi la ministra e farla scivolare non è stata una domanda difficile, ma una semplice semplice. Come quella fattale da Daria Bignardi in un intervista a Le invasioni barbariche: “a che cosa servono i cacciabombardieri?”.

Non le ha chiesto dei sistemi di difesa attivi e passivi dei velivoli, non le ha chiesto delle difficoltà registrate durante i temporali, né dei sistemi d’arma di cui sono dotati. No, le ha chiesto “a che cosa servono i cacciabombardieri”. E se si chiamano così, a cosa mai serviranno? Azzardo: a cacciare (altri aerei, non certo beccacce e pernici, a meno di non pensare che siano gli F35 quegli avibus di cui parlava Federico II nel suo trattato) e a bombardare?

Bene, la ministra del governo tutto merito e competenza ha risposto davvero come un personaggio comico, o come quegli studenti svogliati colti impreparati dalla domanda dell’insegnante: “di fatto i cacciabombardieri servono perché, a parte che se tu hai delle truppe, dove c’è necessità di avere una difesa aerea, però potrebbe succedere che qualcuno decide di sparare… un missile magari… e potrebbe decidere, ormai ci sono dei missili che possono arrivare a distanze estreme, potrebbero decidere di volere, con quello, distruggere o… ehm… ovviamente creare, oggi purtroppo le armi sono micidiali”.

Cioè, come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribài con cofandina? Come antifurto, per esempio.

Un capolavoro, davvero. Da morire dal ridere, se non ci fosse da piangere. Sì, aveva ragione l’anonimo grande elettore. Ha solo confuso il ruolo giusto da dare al conte Lello: non la presidenza della Repubblica, ma quella del Consiglio dei ministri.

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