Su quel foglio di carta

Guardando il mondo da dietro una finestra
d’inverno.
Il vetro che s’appanna, lo sguardo che cerca
lontano.
Un foglio di carta spostato da vento leggero
che trema.
E ricordare parole che s’appresero un tempo
già andato.
Oggi imperano urla volgari e urlatori a palazzo
impauriti.
Trema quel foglio spiegandosi piano nel freddo
da solo.
Racconta una vita di attimi e gioie, di dolori
e parole.
Passioni forti e sentimenti a volte anche duri
ma onesti.
Quel torbido scambiato per acume profondo
ha oscurato
un modo che poteva esser luminoso o buio
ma corretto.
E all’ombra di quei mestatori d’arte e ragione
son cresciute
piante già avvizzite e ingrassate le bestie
più viscide.
Da quel pantano si tennero fuori i migliori
convinti
che nulla ormai poteva ridar agio a quei luoghi
malandati.
In quel luogo s’addensarono nebbie malsane
e pesanti,
buone a nascondere il nulla che lì si spacciava
per mistero.
S’afflievolisce il respiro e cede la bruma
sul vetro.
Si schiude il biglietto in terra e forte lo sguardo
lo legge:
“È colpa d’Ulisse se ora i proci insidian la casa
e Penelope”.

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