Una scelta Chiara

Alle consultazioni primarie per l’indicazione dei candidati cuneesi alle elezioni politiche, voterò per Chiara Gribaudo. E chiederò anche a quanti conosco, e che si recheranno ai seggi allestiti dal Pd in provincia di Cuneo il 29 dicembre, di fare altrettanto.

Una scelta convinta, dettata non dalla semplice adesione acritica ad uno scarno e sterile “giovanilismo” di facciata, ma dalla possibilità che ci è data in questo momento di provare a rinnovare, cambiandole, concretamente le politiche che per troppi anni hanno orientato le decisioni di chi è stato chiamato a guidare il Paese. Chiara la scelta, chiaro l’obiettivo.

Non si tratta di dare voci nuove per vecchie melodie, non è sufficiente cambiare i giocatori per continuare la stessa partita con le medesime regole. C’è bisogno di una rottura decisa, che sia nelle donne e negli uomini che rappresenteranno le istanze della società a tutti i livelli di governo, ma che sia anche nel messaggio che quelle donne e quegli uomini porteranno come contributo alla discussione e come mattone per la costruzione dell’alternativa.

Chiara è una scelta di sinistra, una scelta che narra una storia diversa rispetto a quella raccontata negli ultimi trent’anni. Chiara ha trent’anni, è nata e cresciuta all’interno di quel periodo che ha visto il tentativo di destrutturazione continua, completa e complessiva di tutti i corpi organizzati della società. Ha visto la lotta ideologica e iconoclasta verso tutte le forme e le immagini di vita collettiva e solidale condotta da quanti sull’affermazione unica e unificate dell’individualismo egoista hanno costruito fortune e carriere. Ed ha cercato, si è sforzata, ha sempre tentato di costruire un’alternativa, un argine, un modello di resistenza.

Chiara è iscritta all’Anpi: nata quando i partigiani erano quasi ormai solo un ricordo, seppur vivo e sentito nelle sue vallate alpine, ha deciso di tenere alta quella bandiera, di non far spegnere la fiamma di quella che è stata l’esperienza d’altri giovani, che diedero sangue e cuore per disegnare un altro futuro.

Chiara è impegnata nel lavoro di recupero della memoria portato avanti dalla Fondazione “Nuto Revelli”, perché sa che è dalla coltivazione generosa e gratuita della memoria che germogliano gli alberi migliori per i boschi che verranno. E perché sa che solo incontrandosi con il nuovo che arriva, aprendosi ad altre tradizioni ed altre culture, questi potranno generare frutti e nuova vita. Sa che la tradizione, la memoria ed il territorio non sono una scusa per perpetuare antiche e cieche violenze, inutili e pericolose chiusure, ma un’occasione ed uno strumento per crescere insieme, confrontandosi ed integrandosi con gli altri, con esperienze diverse, con portati culturali d’altra origine ed evoluzione.

Chiara lavora come educatrice, ha a che fare tutti i giorni con i segni del futuro che si manifestano nei bambini con cui interagisce, ma per anni il suo lavoro è stato precario. Come chi scrive e molti di quelli che leggono continuano a fare, ha sentito su di sé il peso dell’insulto continuo di non saper dar orizzonti e seguito a quanto faceva nella dimensione del tempo, ma ha continuato a farlo con serietà e dedizione, nella convinzione che ogni passo ed ogni contributo sia necessario. Ragazze e ragazzi come lei, giovani donne e giovani uomini saranno questo Paese fra trent’anni: che lo spieghino a loro i tanti soloni della flessibilità e della deregolamentazione del mercato del lavoro quanto sia bello esser precari senza garanzie sul contratto. Che lo raccontino a chi tutti i giorni ha fatto e fa sulla propria pelle i conti con l’incertezza del futuro, che questo possa esser assicurato solo rinunciando a diritti e sicurezze; che lo facciano, da dietro i vetri d’occhiali usati, fissando quegli occhi limpidamente aperti sull’avvenire. Fosse solo per questo, per la speranza di veder ciarlare di questioni non loro i tanti tecnici e professori guardandola in faccia e sostenendone il suo sguardo giovane, quand’anche non lo fossi già, mi convincerei a sostenerla.

E poi, lei raccoglie su di sé l’entusiasmo rigenerante di tanti giovani. Il titolo di questo articolo, confesso, l’ho rubato alla battuta di uno di loro, ieri, quando su quei volti leggevo una soddisfazione ed una voglia di partecipare che non incontravo da anni.

Non ha la forza di un leader sospinto da un club ristretto ed esclusivo, ma integrato e ramificato nei posti giusti del potere. Chiara ha invece il carisma conferitole da un gruppo, collettivo, solidale ed inclusivo, che si gioca la carta della decisione e della fermezza contro le difficoltà di tutti i giorni ed affronta la salita con il vigore d’una catena di mani che si stringono intorno ad un’idea, ad un progetto, alla convinzione nella possibilità di cambiare veramente le cose, di poter contribuire davvero al rinnovamento della politica, del Paese, della società.

Per tutto questo, il 29 dicembre, sulla scheda per la scelta per i candidati del Pd della provincia di Cuneo, scriverò il nome di Chiara Gribaudo.

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