Quanto costa il diritto a poter vivere?

Quanto costa il diritto a poter vivere?
Quanto si deve spendere
per valere almeno quanto il denaro?
Cosa è necessario dare a chi già ha
per poter vivere un giorno in più?
Sento i lamenti di vite sbattute,
di corpi infranti dalle onde,
di carni lacerate dagli scogli.
Vedo anime dannarsi
per aver in cambio
meno di quanto getta
l’eterno arrabbiato
per il successo non avuto.
Guardo al dramma
di chi deve guardar negli occhi
figli a cui non può offrir futuro,
compagne a cui non sa dar pace.
So di galere riempite dagli ultimi
mentre i primi godono cinici
a sollevare contro loro
la bava collerica dei penultimi ignari.
Se il pianto d’un bambino
che muore di stenti
non interroga l’anime vostre
sulla spartizione di ciò che è terreno,
perché ancora v’arrogate il diritto
di dirvi uomini di buona volontà?
Se non vi sentite coinvolti
dalle tragedie di chi con voi
spartisce la terra,
in cosa siete benpensanti?
Se non vedete il cancro
nascosto dietro il divario
fra chi ha troppo e chi nulla,
fra la smodata ricchezza
e l’immane miseria,
se per voi è reato
porre limiti all’opulenza,
se per voi è impensabile
porre freni alla smodata,
infinita sete di beni e ricchezze,
per cosa vi chiamate moderati?
Ripenso continuamente
il mio peso nel mondo:
perché la dismisura crescente
non fa voi ripensar le regole
del come si fa e quanto si da?
Quanto costa il diritto a poter vivere?
Quanto si deve spendere
per valere almeno quanto il denaro?
Cosa è necessario dare a chi già ha
per poter vivere un giorno in più?
Sento i lamenti di vite sbattute,
di corpi infranti dalle onde,
di carni lacerate dagli scogli.
Vedo anime dannarsi
per aver in cambio
meno di quanto getta
l’eterno arrabbiato
per il successo non avuto.
Guardo al dramma
di chi deve guardar negli occhi
figli a cui non può offrir futuro,
compagne a cui non sa dar pace.
So di galere riempite dagli ultimi
mentre i primi godono cinici
a sollevare contro loro
la bava collerica dei penultimi ignari.
Se il pianto d’un bambino
che muore di stenti
non interroga l’anime vostre
sulla spartizione di ciò che è terreno,
perché ancora v’arrogate il diritto
di dirvi uomini di buona volontà?
Se non vi sentite coinvolti
dalle tragedie di chi con voi
spartisce la terra,
in cosa siete benpensanti?
Se non vedete il cancro
nascosto dietro il divario
fra chi ha troppo e chi nulla,
fra la smodata ricchezza
e l’immane miseria,
se per voi è reato
porre limiti all’opulenza,
se per voi è impensabile
porre freni alla smodata,
infinita sete di beni e ricchezze,
per cosa vi chiamate moderati?
Ripenso continuamente
il mio peso nel mondo:
perché la dismisura crescente
non fa voi ripensar le regole
del come si fa e quanto si da?

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