L’azienda terroristica. Ovvero, quelli che fanno fortuna avvelenando i pozzi

Con i cadaveri ancora caldi dei giovani norvegesi trucidati da Anders Behring Breivik sull'isola di Utoya distesi sull'erba e galleggianti sull'acqua ci è toccato anche sopportare le rampogne dei tanti profeti del buonsenso sul pericolo islamico sempre presente.
Poi, nel diradarsi del fumo fra le strade di Oslo devastate dalle esplosioni, il mondo lentamente scopriva che l'attentato non era frutto di gruppi jihadisti, ma di un "puro ariano" con tanto d'occhi azzurri e capelli biondi, una professata fede cristiana, un'appartenenza politica di destra e l'adesione a tutto il caravanserraglio dei valori del bel tempo andato in un'Europa ormai a "rischio islamizzazione". Di più, lo stesso vigliacco (come chiamereste chi irrompe in un’ isola piena di ragazzi disarmati con mitragliatori e pistole per fare una carneficina?) "puramente scandinavo" nel suo Mein Kampf in dodicesimi pubblicato su internet, non ha fatto altro che rifriggere il mantra di tanta destra del vecchio continente: il multiculturalismo come fonte di tutti i mali, il marxismo come tarlo alla base del sistema dei valori della "Santa Europa", il buonismo della sinistra e di parte del clero romano visto come "intendenza" col nemico.
Sono i discorsi che, più o meno edulcorati, abbiamo sentito da Cameron, Sarkozy e Merkel, per non dire di Le Pen e Borghezio. Proprio quest'ultimo ci ha infatti spiegato che le tesi di Breivik sono le stesse della Lega, dei movimenti che in Europa vincono le elezioni, le stesse di Oriana Fallaci. E su questo, tragicamente, l'esponente leghista ha ragione.
Le tesi della vaneggiante dichiarazione pubblicata on line dall'attentatore norvegese, sono le stesse proclamate più volte dalla destra populista europea. Si potrebbe parlare di mandanti politici dell'attentato? Se qualche giovane black block spacca una vetrina, la stessa destra accusa la sinistra di esserne il mandante ideologico: oggi vale il contrario?
Perché nessuno parla di collegamento fra le tesi di quei politici e gli atti di quel terrorista? Forse perché nel relativismo culturale alberga meno irresponsabilità che nel benpensiero conservatore? Di più, Feltri, per fare un nome fra gli altri, non potendo criticare a fondo l'attentatore, che scrive sul blog le cose che passa anche Il Giornale come editoriali quotati, ha quasi criticato le vittime, chiedendosi come mai 500 giovani non sono stati capaci di fermare il killer e rispondendosi che il problema è nella pulsione alla sopravvivenza individuale che anima i giovani di sinistra. Ma andiamo oltre, per quanto possibile.
Su terrore del terrorismo venuto da fuori, scusate il bisticcio di parole, proprio quella parte politica di cui è campione il citato Feltri ha costruito grossa parte del proprio successo politico. La Lega, per continuare con gli esempi nostrani, ha costruito posizioni di rendita politica (e conseguenti laute prebende) sulla paura artatamente fomentata dell'invasione dei migranti, dell'islamismo minaccioso alle porte, del meridionale che mette a rischio la purezza padana. Da ciò hanno lucrato tutto il lucrabile, dai ministeri nella tanto vituperata Roma, alle presidenze ed agli assessorati nell'osannato territorio, fino alle lottizzazioni in puro stile Prima Repubblica, come si faceva ai tempi in cui gli stessi "onorevoli padani" sventolavano minacciosamente cappi e corde a Montecitorio, non dimenticando mai, però, di passare dalla cassa per gli emolumenti per cotanto mestiere.
Sul terrore la destra populista europea ed italiana ha costruito il suo impero, su quei fondamenti del pensiero xenofobo ha quotato le proprie posizioni di rendita, sventolando i vessilli di quella crociata sui pratoni ai margini dei centri commerciali i suoi leader hanno trovato sbocchi occupazionali ed entrate economiche per loro altrimenti inarrivabili, vestendo i colori di patrie inventate hanno potuto dare un futuro a figli e congiunti e costruirsi ville e villini, contribuendo al consumo scriteriato di quello stesso territorio che a parole dichiaravano di proteggere.
Ed ora? Ora qualcuno è andato oltre, ha cominciato a dar coerenza a quelle chiacchiere per troppo tempo risuonate.
Le teorie dell'imperante xenofobia dei partiti di certa destra (la stessa che da noi governa il Paese) hanno armato la mano di Breivik. L'odio istillato a piene mani nelle menti di tanti nei comizi e nei discorsi ha cominciato a dare frutti. Questo è il prodotto di cui è stata capace l'azienda del terrore. Ma se quegli sciagurati imprenditori vendendo tale veleno hanno fatto fortuna, a noi che rimane?
Un insegnamento ed un monito. Che chi sparge odio non può non fomentare violenza (lo ricordino anche quelli che vedono in simili sciagurati possibili soluzioni) e che se non ci si muove per riorganizzare le idee sulla convivenza fra gli uomini e sul rispetto dell'altro potrebbe essere troppo tardi.
Anche i primi seguaci di Hitler parvero all'inizio isolati squilibrati.

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