Se il caso Fiat è il paradigma di una politica afasica

Qualcuno aveva davvero creduto che Pomigliano sarebbe rimasto un caso isolato? Qualcuno realmente poteva pensare che datogli il dito quelli si sarebbero fermati? Qualcuno ci ha creduto per un solo istante che la Fiat non riuscisse a sfondare nei mercati mondiali per colpa di qualche assenteista campano?
Che quello dell’accordo della fabbrica partenopea fosse il nuovo paradigma di relazioni sociali a cui tendeva il gruppo torinese (con l’approvazione defilata di tutta la Confindustria e del Governo) era chiaro a tutti. Ed agli operai che hanno votato l’accordo per primi.
Solo gli ingenui o chi era animato da cattiva coscienza poteva apertamente parlare di “caso Pomigliano”. Scegliete voi da che parte stavano quelli che avete sentito chiamarlo così. Poi i fatti hanno dato ragione ai maligni (od ai realisti?) e la Fiat ha chiesto ed ottenuto la possibilità di andare in deroga sul contratto nazionale con la minaccia (in realtà solo parte nel gioco teatrale) di uscire dall’Unione industriali. Risultato? Ora nessuno può impedire alla Fiat di proporre gli accordi che vuole: perché o si va in deroga o si fa una Newco. Come a Pomigliano e come prima ancora a Melfi. Altrimenti, arrivederci e grazie io vado all’estero.
E chi dissente? A casa, e non torna nemmeno se un giudice glielo ordina; perché il padrone è padrone, anche della legge.
Ora Mirafiori non stupisce affatto. Come non stupisce il referendum ricatto: o questo o niente. E chi farà mai l’eroe, quando il tema è dettato dalla pancia. Stupivano le dichiarazioni davanti ai cancelli torinesi ai tempi dell’accordo napoletano, quasi che quelli lì al Giambattista Vico fossero scansafatiche che se l’erano cercata. E rattrista ora il malincuore che si avverte fra le parole di coloro che si dicono propensi al si: più arrabbiati loro di chi respingerà la proposta dell’azienda.
Ma ancora di più stupisce la mancanza di “parole” di buona parte della politica. Sembra che l’establishment italiano non possieda più parole che non siano quelle del chief executive italo-canadese. E meraviglia, questa condizione, più a sinistra che a destra. Questi ultimi hanno un qualche interesse a tacere: la deregolamentazione totale ed assoluta dei rapporti di lavoro è un loro obiettivo; se lo realizza Marchionne e poi da lì lo si impone a tutti va bene lo stesso. Al massimo si soffrirà un po’ per la mancanza di coraggio nel non averci provato prima.
Ma a sinistra qualcuno può dire che il verbo dell’ad Fiat non è il vangelo o si rischia l’accusa di blasfemia? Ed invece sento e leggo cose che da sinistra non immaginavo di dover mai sentire.
Ad esempio, caro Veltroni, mi spieghi che cavolo significa, come hai scritto nella lettera a La Stampa, che è necessario “costruire un nuovo modello di relazioni sindacali per renderle capaci di ‘regolare’ il rapporto e la prestazione di lavoro nella fase di investimenti reclamati dalla competizione globale e dall’innovazione tecnologica”? Provo a tradurre io: significa che, siccome la competizione sui mercati è l’unica misura dell’agire dell’economia, bisogna farsene una ragione e modificare su questa le relazioni fra capitale e lavoro. Complimenti. D’altronde tu eri quello che sognava un partito in sintonia con la società, che altro non significa se non che questo è l’unico mondo possibile, quindi “arrangiatevi”!
E l’idea che la sinistra era nata per costruire un mondo diverso? Il sogno di un tempo a venire in cui ci si sarebbe liberati dalla schiavitù del lavoro? La speranza che il domani sarebbe stato migliore dell’oggi? Ferrivecchi ottocenteschi. Oggi il futuro è un padrone che guadagnando in un anno ciò che i suoi dipendenti non vedranno nemmeno in cinque vite ricatta questi facendo leva sulle miserie materiali degli ultimi della Terra e riempiendosi il petto di quelle morali dei detentori del potere. Un futuro preilluminista.
Potrei continuare, ma mi fa male il solo pensarci. Quello che so è che penso ad un mondo in cui gli uomini vengano prima della produzione e che la liberazione degli uomini dal bisogno sia il fine del progresso economico. Ciò che vedo è l’imperante logica del profitto far progressi e proseliti sfruttando, ed ingenerando, i bisogni degli uomini. E la politica che non sa più parlare plaude a questo nuovo paradigma. Come se pure il sol dell’avvenire fosse un future quotato a Londra.
E poi vedo gli ultimi colpi, vibrati nel disinteresse generale, che colpiscono ed affondano quel che rimane del sindacato inteso come baluardo di democrazia e diritti nel vortice delle relazioni industriali.
Ma una domanda rimane aperta: tolto il sindacato, cosa resterà ad arginare la forza dell’impresa sul lavoratore e la violenza di quest’ultimo ormai sospinto in un vicolo cieco di precarietà ed incertezza?

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6 risposte a Se il caso Fiat è il paradigma di una politica afasica

  1. anonimo scrive:

    se i lavoratori subiscono ricatti sul lavoro
     lo devono ha tutte le categorie sindacali, che hanno fatto sempre l'interesse del padrone.
    la colpa più grande?       avere diviso i lavoratori per potere discutere separatamente i contratti
     grazie al sindacato, che ne ha indebolito la catena
     l'egoismo ha preso il sopravvento.
     il salario degli operai è differente da una categoria a l'altra
     mentre il costo della vita è per tutti lo stesso
     si indicono scioperi sindacali che non vengono supportati da tutte le categorie
     perdendo cosi forza contrattuale.  
       quando i lavoratori arriveranno a capire che l’unione fa la forza
     la catena si risaldera ed i suoi anelli tirando la catena non cederanno più.  VITTORIO

  2. anonimo scrive:

    se i lavoratori subiscono ricatti sul lavoro
     lo devono ha tutte le categorie sindacali, che hanno fatto sempre l'interesse del padrone.
    la colpa più grande?       avere diviso i lavoratori per potere discutere separatamente i contratti
     grazie al sindacato, che ne ha indebolito la catena
     l'egoismo ha preso il sopravvento.
     il salario degli operai è differente da una categoria a l'altra
     mentre il costo della vita è per tutti lo stesso
     si indicono scioperi sindacali che non vengono supportati da tutte le categorie
     perdendo cosi forza contrattuale.  
       quando i lavoratori arriveranno a capire che l’unione fa la forza
     la catena si risaldera ed i suoi anelli tirando la catena non cederanno più.  VITTORIO

  3. anonimo scrive:

    Il libero mercato è l’esca gettata dal capitalismo.
      dando vita hai  mostri che guidano  L’ECONOMIA   ITALIANA .                               oggi siamo costretti     ad accettare  gli interscambi  importando merce  che produciamo  
     creando  la crisi nell’INDUSTRIA  e ne L’AGRICOLTURA  ITALIANA .       Come mai gli AMERICANI  padri del capitalismo e del libero mercato  impongono regole        che loro non rispettano?.                   provate ad invadere il  mercato AMERICANO   mettendo in crisi le loro INDUSTRIE e la loro AGRICOLTURA  automaticamente  scattano ( dazzi  ed embarghi)   questa   prepotenza   AMERICANA   non si dovrebbe  subire .
     questi BOCCONIANI  dovrebbero prendere ad esempio  i vecchi imprenditori
      della piccola e media INDUSTRIA   i più nati dalla gavetta
        iniziando dal basso sono  arrivati al vertice ricchi di esperienza  e  di (umanità)  vera LAUREA indispensabile ad un  MENAGER.                   
      nel primo  dopo guerra  ricordo che in vari settori compreso  il settore ARTIGIANO
     si lavorava circa  dieci mesi  l’anno  ma  difficilmente qualcuno rimaneva a casa allora la cassa integrazione non esisteva
     ne i  due mesi  di stasi  si   lavorava  per  rinnovare il campionario per conquistare nuove fette di mercato
      il tutto   a spese del titolare che investiva parte dei suoi guadagni .                         
     la cassa integrazione  è nata  per difendere le industrie  e i loro capitali.
      Dando  vita ad  un nuovo mercato   da sfruttare ( L’ITALIA )                   
     l’egoismo  ha cominciato ha dare i suoi frutti  riportandoci  al punto di partenza.     
      Purtroppo   se non avviene un MIRACOLO  con l’egoismo dei potenti e la stupidità dei sudditi il BOOM  ci sarà ma definitivo.      VITTORIO
     

  4. anonimo scrive:

    Il libero mercato è l’esca gettata dal capitalismo.
      dando vita hai  mostri che guidano  L’ECONOMIA   ITALIANA .                               oggi siamo costretti     ad accettare  gli interscambi  importando merce  che produciamo  
     creando  la crisi nell’INDUSTRIA  e ne L’AGRICOLTURA  ITALIANA .       Come mai gli AMERICANI  padri del capitalismo e del libero mercato  impongono regole        che loro non rispettano?.                   provate ad invadere il  mercato AMERICANO   mettendo in crisi le loro INDUSTRIE e la loro AGRICOLTURA  automaticamente  scattano ( dazzi  ed embarghi)   questa   prepotenza   AMERICANA   non si dovrebbe  subire .
     questi BOCCONIANI  dovrebbero prendere ad esempio  i vecchi imprenditori
      della piccola e media INDUSTRIA   i più nati dalla gavetta
        iniziando dal basso sono  arrivati al vertice ricchi di esperienza  e  di (umanità)  vera LAUREA indispensabile ad un  MENAGER.                   
      nel primo  dopo guerra  ricordo che in vari settori compreso  il settore ARTIGIANO
     si lavorava circa  dieci mesi  l’anno  ma  difficilmente qualcuno rimaneva a casa allora la cassa integrazione non esisteva
     ne i  due mesi  di stasi  si   lavorava  per  rinnovare il campionario per conquistare nuove fette di mercato
      il tutto   a spese del titolare che investiva parte dei suoi guadagni .                         
     la cassa integrazione  è nata  per difendere le industrie  e i loro capitali.
      Dando  vita ad  un nuovo mercato   da sfruttare ( L’ITALIA )                   
     l’egoismo  ha cominciato ha dare i suoi frutti  riportandoci  al punto di partenza.     
      Purtroppo   se non avviene un MIRACOLO  con l’egoismo dei potenti e la stupidità dei sudditi il BOOM  ci sarà ma definitivo.      VITTORIO
     

  5. anonimo scrive:

    Fuori dal tempo e perennemente coinvolti in guerre ideologiche ormai anacronistiche ed improduttive. Ancora a sostenere lotte di classe che ormai fanno parte di un passato che ci ha portato a dove siamo ora.
    Il sindacato Italiano, quello estremo soprattutto, non riesce ad accettare il cambiamento e a vedere il suo insuccesso soprattutto nei confronti dei lavoratori. Il sindacato è un centro di potere ed un partito politico che milita per la propria esistenza capace di proclamare scioperi che ormai sono diventati poco producenti ed addirittura arma davvero "spuntata" in un mondo ed in una realtà cambiata. Se le aziende chiuderanno, sarà la Fiom che pagherà loro l'affitto o il mutuo? Se l'Italia è così è perchè se lo merita dalla realtà delle cose, da come siamo noi come popoli tenuti insieme in qualche modo e da un eccesso degenerato ormai di democrazia che non siamo in grado di gestire.

  6. anonimo scrive:

    Fuori dal tempo e perennemente coinvolti in guerre ideologiche ormai anacronistiche ed improduttive. Ancora a sostenere lotte di classe che ormai fanno parte di un passato che ci ha portato a dove siamo ora.
    Il sindacato Italiano, quello estremo soprattutto, non riesce ad accettare il cambiamento e a vedere il suo insuccesso soprattutto nei confronti dei lavoratori. Il sindacato è un centro di potere ed un partito politico che milita per la propria esistenza capace di proclamare scioperi che ormai sono diventati poco producenti ed addirittura arma davvero "spuntata" in un mondo ed in una realtà cambiata. Se le aziende chiuderanno, sarà la Fiom che pagherà loro l'affitto o il mutuo? Se l'Italia è così è perchè se lo merita dalla realtà delle cose, da come siamo noi come popoli tenuti insieme in qualche modo e da un eccesso degenerato ormai di democrazia che non siamo in grado di gestire.

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