Ma a chi lo dite?

“Non serve essere nati a Potenza piuttosto che a Bolzano per comprendere come gli interventi per migliorare le condizioni nel Sud avranno successo se accompagnati da una seria lotta non solo alla criminalità organizzata ma a tutte le forme di illegalità e di clientelismo”.

Lo scrive Elisabetta Zamparutti, radicale altoatesina candidata in Basilicata nella lista del Pd per la Camera dei Deputati. E come darle torto. Il clientelismo frena innegabilmente lo sviluppo economico nel Sud.

Ma scrivere, come fa la Zamparutti, che sarà inutile puntare al successo se prima non si elimineranno le forme di clientelismo significa anche ammettere che oggi quelle forme di clientelismo che lei propone di eliminare ci sono. Ora, siccome ci hanno insegnato, che il clientelismo è quella pratica attraverso cui qualcuno fa valere il suo potere politico e/o istituzionale per favorire qualcun altro, è chiaro che una simile affermazione chiama in ballo la classe di potere di un territorio. Inoltre la Zamparutti si candida in Basilicata e, credo, è al popolo lucano che rivolge quel messaggio, visto, inoltre, che quel messaggio è contenuto in un intervento che la stessa ha inviato agli organi di stampa locali e che è pubblicato su di un giornale regionale (“Il Quotidiano della Basilicata” di oggi, 29 marzo 2008, a pagina 9); quindi se l’assunto di prima è valido in generale, la Zamparutti in parte sottintende che anche in Basilicata vi sono fenomeni di clientelismo. Di conseguenza, per la deduzione di cui sopra, ad essere tirata in ballo dalle dichiarazioni della radicale e democratica è la classe di potere di quel territorio.

Mi chiedo, ma la Zamparutti lo sa o meno di essere candidata per il partito che annovera fra le sue fila chi ha governato la Basilicata da sempre? E se lei può dire di non esserci stata prima, per i suoi colleghi di lista ed i suoi amici di partito candidati al Senato la cosa sarebbe più difficile. Insomma, se la Zamparutti sembra sostenere che in Basilicata, come in tutto il Sud, ci sono stati fenomeni di clientelismo che hanno frenato lo sviluppo economico i suoi colleghi di partito che nel frattempo governavano la Regione dov’erano?

No, non è semplice dialettica da campagna elettorale. E’ che a sentire quelli del Pd in questa regione come in tutta Italia sembra che loro, fino a ieri, erano al mare o vivevano la politica da spettatori.

Un altro esempio lucano, per rimare “in terra”. All’apertura della campagna elettorale del partito di Veltroni, il giovane segretario regionale Piero Lacorazza ha osservato che quest’anno andranno a votare alle politiche per la prima volta i nati nell’89, data della caduta del muro. Gli stessi ragazzi che girando sulle reti mediaset nel 94 “cercando i Puffi o Lupin”, ha dichiarato nell’occasione il segretario democratico lucano, si imbattevano già negli stessi visi (Berlusconi, Bossi e Fini) che oggi si candidano a governare l’Italia, parlando di rinnovamento e necessità di cambiare. Giusto, è chi lo nega.

Ma gli stessi ragazzi in questa regione si troveranno a votare, per la prima volta, persone che quando loro nascevano già sedevano in consiglio regionale, o comunque stavano da tempo sulla scena politica lucana. Mi chiedo (retoricamente): può il segretario di un partito che voleva offrire la postazione di presidente regionale ad un politico che siede fra gli scranni del Parlamento da quando la patria Repubblica nacque, e che ha candidato in questa competizione chi governa ed ha governato questa regione fin dalla sua istituzione, accusare altri di “presentare sempre le solite facce”?  Verrebbe voglia di dire sia alla candidata alla camera che al segretario regionale del Pd, ma a chi lo dite?

 

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