Il ballo dei debuttanti

Una volta in Italia c’erano le scuole di partito, penso a Frattocchie. Ma c’era anche un diverso modo di intendere la politica, come missione certo, ma anche come “lavoro”. E non era mica un brutto termine, almeno in quel contesto. C’erano i funzionari, i quadri ed i dirigenti di partito. Donne e uomini che dalla politica traevano anche sostentamento economico, e che alla politica si dedicavano a tempo pieno. Una volta. Ma quelli erano i “lavoratori” della politica. C’erano le sezioni, dove si imparava “la politica”. Le federazioni dove c’era il primo scambio di esperienze, e dove i quadri e i dirigenti insegnavano “la politica”. C’era tutto un mondo che viveva organizzato perché, da tutte le parti, si cercava di rendere la realtà e la società più simile all’idea che di questa si aveva.

Poi cominciò a farsi strada il termine “politico di professione”. Non più lavoratore, ma professionista, che è un’altra cosa. Professione liberale anche quella del politico. Non al servizio di un partito specifico, ma, troppo spesso purtroppo, della sola professione di politico in quanto tale. E’ in quanto professionisti, gran parte di loro hanno cominciato a svolgere tale professione non in virtù di un’idea (di ideologie nemmeno a parlarne, dato che la loro morte è da tempo gridata ai quattro venti) ma solo perché si era bravi nel farlo, indipendentemente dal campo in cui si prestava la propria opera.

Poi, forse gli eccessi, hanno fatto gridare allo scandalo, e tutti si è cominciati a dire “basta con questi politici di professione”. Si è detto basta con i politici di professione, si, ma si sono invece colpiti i lavoratori della politica. A questi, spesso, non è rimasta altra strada che cambiare aria, farsi da parte, togliersi dalla scatole perché non si vive di politica (ma già in quella fase “di politica” vivevano solo i professionisti e non più i lavoratori). Non toccava più a loro contribuire a mantenere in piedi i partiti. Anzi, gli stessi partiti non dovevano esserci più. Iniziò Berlusconi, fondando un partito fatto di club e non di sezioni, dove i leader e non i dirigenti ed i funzionari decidevano cosa era giusto fare e la base era sostituita da dei “tesserati-clienti”.

Ma l’ultimo e più significativo tassello di questa storia lo sta realizzando il Pd a guida Veltroni. Un partito senza stanze, un loft, perché già nel dato architettonico si capisca la inconsistenza, il suo carattere di partito virtuale e rituale. Virtuale perché evita tutte quelle pratiche “pesanti” dei partiti tradizionali, rituale perché si sostanzia continuamente e solamente in riti di democrazia fintamente partecipata che servono solo a ratificare decisioni già prese (si legga in ciò far votare i tesserati-clienti alle primarie con liste bloccate e decise comunque dai vari leader. Si, lo so, è come la legge elettorale con cui andremo a votare. Ma visto che lì non serviva il placet dell’opposizione, mi chiedo perché non se ne è usata una più partecipativa).

Insomma, a farla breve. Si è combattuta la politica di professione ed i professionisti sono rimasti tutti ma si sono fatti fuori i “lavoratori della politica”. Ed alla fine si è andati nel campo delle varie professioni a cercare chi candidare per dimostrare che non si faceva politica di professione. E così sono cominciati a spuntare candidati come se piovesse, provenienti da tutto lo scibile delle professioni: militari, calciatori, imprenditori, sportivi, scienziati, sindacalisti, nani e ballerine (come qualcuno avrebbe detto) e qualche operaio che fa sempre tendenza, specialmente dopo le tragedie sul lavoro di Torino o Molfetta. Ma, vi chiederete, in quelle liste, sia nel Pd che nel Pdl (perché non parlo degli altri? Hanno voluto puntare sul voto utile? Sul fatto che solo loro hanno il diritto di giocarsi la partita? Bene, tutte le critiche spettano a loro), i politici non ci sono più?

E qui casca l’asino. I professionisti della politica ci sono e come, e se guardate bene sono sempre gli stessi, i tanto amati “leaders”. E gli altri? Coreografia. “Sono totalmente e straordinariamente inesperta di politica” ha dichiarato ad una giornalista di Ballarò la capolista alla Camera del Pd per la circoscrizione Lazio 1, Marianna Madia. La giornalista, basita, le ha richiesto, dato che sarà eletta deputato della Repubblica Italiana, non capo condomino, “e come pensa di fare?”: “affidandomi” ha risposto la giovanissima capolista. Ah, ho capito. Ed a chi, di grazia? Ai vari Dalema, Veltroni, Bersani… “Affidandomi”, nel senso che quelli decidono e lei alza la mano, semplice no. Per alzare una mano non serve mica essere navigati statisti. Vale per la Madia, sia chiaro, ma vale per tutti. A questo punto, visto che a decidere, grazie alla pratica “dell’affidarsi”, saranno non più 25/30 persone in tutto il Parlamento, perché non ridurre a tanti il numero dei parlamentari effettivi. E gli altri? A casa. Perché se ti devi affidare, sorella cara, lo puoi fare pure da casa tua.

Avrà avuto tutti i difetti Mastella, ma almeno non si affidava. Così come Dini, De Mita e tanti altri. Voglio dire che era più giusto tenere loro? Niente affatto, solo che per sostituirli non era necessario ricorrere a chi conosce la politica come io conosco il cinese mandarino. Perché con questo gran ballo dei debuttanti non si è rinnovata la classe politica, si sono solo sostituiti quelli che potevano dare più fastidio con chi non conoscendo bene la macchina sarà più facile controllare, e nel frattempo si è liquidata qualche vecchia volpe grigia (leggi quelli citati prima) giusto per dare l’idea di “rinnovamento”. E poi dici che uno si butta a sinistra…bimba, alle urne.

 

PS: A proposito dell’equivalenza Pd-Pdl. Ieri Franceschini, stigmatizzando Berlusconi per la candidatura di Ciarrapico ha detto: “Nelle liste del Pd non c’è nessun fascista”. Già il solo fatto che il vice segretario di un partito che, in teoria, si pone a sinistra nel centro, senta il bisogno di fare un’affermazione simile per marcare la differenza con quello dell’avversario-competitor (perché così è più trendy), conferma l’ipotesi di “equivalenza”.  

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2 risposte a Il ballo dei debuttanti

  1. batamaj scrive:

    Complimenti per l’analisi.
    La condivido in pieno.
    Il politico-lavoratore non c’è più.
    Ora c’è un gruppo di politici che fa tutto e tutto il resto dei parlamentari che alza la mano e pigia il bottone.
    ciao

  2. batamaj scrive:

    Complimenti per l’analisi.
    La condivido in pieno.
    Il politico-lavoratore non c’è più.
    Ora c’è un gruppo di politici che fa tutto e tutto il resto dei parlamentari che alza la mano e pigia il bottone.
    ciao

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