Il Partito Democratico: soluzione inesistente per problemi reali

Salve a tutti,
            avrete sicuramente notato in questi giorni l’attenzione che il mondo politico e dell’informazione rivolge a quanto accade in casa Ds. Certo il fatto che il più grande partito della sinistra italiana stia scaldando i motori in vista del suo IV congresso nazionale non può passare inosservato. Così come non può passare inosservato il fatto che all’ombra della Quercia sembrino un po’ tutti l’un contro l’altro armato. Allo scontro finale arriveranno tre distinte mozioni: quella di Fassino, quella di Mussi, Salvi e tutta la sinistra interna e quella di Angius. Non voglio entrare nel merito della discussione sulle tre opzioni, ma vi prometto che lo farò quanto prima, dopo aver avuto modo di leggere – e spero di riuscirci nella giornata di domani – i tre documenti congressuali.
            Quello che mi preme fare oggi è rispondere ad un paio di domande che sembrano, a sentire i supporter, essere sottese al cammino riformista verso la nascita del Partito Democratico.
            Il Pd, secondo quelle che sono le voci più ascoltate, nasce per creare un grande soggetto riformista, in grado di fronteggiare gli ostacoli per mettere mano, concretamente, alle riforme necessarie al Paese. Fuor di metafora, sembra quasi che i tifosi del Pd dicano: “una volta costruito il Partitone, non ci saranno Mastella e Bertinotti che tengano; dritti sulla rotta del riformismo, e chi non ci sta se ne può anche andare”. A parte il fatto che una simile tesi tutto sembra tranne che democratica, affidandosi solamente alla legge del numero e abolendo, se non de jure almeno de facto, il dialogo ed il confronto, il pur comprensibile movente (comprensibile, non certo, da me, condivisibile) sbaglia bersaglio.
            Fatto il Pd, i “partitini” non spariranno certamente per incanto. Se invece di Ulivo si chiamasse Partito Democratico il più grande gruppo parlamentare italiano dovrebbe, in questa condizione, comunque scendere a patti con i vari Mastella e Bertinotti. Perché l’Udeur sempre tre senatori avrebbe e sempre fermo sulle sue posizioni starebbe. Quindi, a meno che non si vuole credere che il sol fatto di chiamarsi Pd comporterebbe, in automatico, una sproporzionata crescita di voti, anche il nuovo soggetto dovrebbe fare i conti con un’eventuale simile composizione dei due emicicli di Camera e Senato. Perché noi, da buoni italiani, saremo sempre pronti a dividerci in mille rivoli di fazioni e correnti e sempre lesti a difendere ad ogni costo il nostro orticello del consenso.
            A guardarla di qui, quindi, tutta la questione sembra semmai legata alla riforma della legge elettorale e non alla creazione di un altro soggetto politico. Se poi, invece, il tentativo lo si vuole fare per arginare le possibili nascite di “nuovi centri” o “sinistre alternative”, bisognerebbe concretamente cominciare a ragionare con la possibilità che la somma di Ds e Margherita possa dare vita non ad uno, ma a tre nuovi soggetti politici: il Pd, i dissidenti dei Dl che potrebbero andare a confluire in un “nuovo centro”, e i dissidenti Ds che andrebbero a determinare una “sinistra alternativa” più forte.
            L’ingovernabilità del Paese può essere, ed in alcuni casi è, un problema reale. Ma, a riguardo, il Partito Democratico è una falsa soluzione. Così come esso sarebbe una falsa soluzione all’esigenza di riformismo della società italiana. Con chi dobbiamo riformare la società? Con chi pensa di poter “temporizzare” la convivenza fra due persone per determinarne, con ciò, un riscontro di “qualità”? Con chi, se deve votare un provvedimento di civiltà in Parlamento, prima telefona a Ruini? E’ un cammino quantomeno arduo voler inseguire le vicende politiche su questa logica.
Cercare di dare finte soluzioni a problemi reali esula anche dal campo di “quello che è concesso alla buona fede” e sfocia nel campo del “non ho capito dove vogliono arrivare, ma c’è sotto qualcosa”.
            Il problema, a giudizio di Fassino, Rutelli e Prodi sono i partititini che con, poniamo, solo 3 senatori minacciano cadute di governo ad ogni piè sospinto? Bene, si faccia una riforma seria del sistema elettorale, con sbarramenti netti e più alti, con premi di maggioranza meglio assegnati e con regole certe, magari – anche se, personalmente, non ritengo ciò una priorità, perché preferisco discutere di idee politiche più che di nomi che ad esse devono dar voce e corso –, che sanciscano il principio che se Caio viene eletto leader di una coalizione, Caio, e non altri, la deve governare fino alla fine del mandato. Ma davvero questo è il problema?
            Francamente ne dubito. Io credo invece che non si affronti, ad esempio, seriamente il problema pensioni, addossandone la colpa ai sindacati e alla sinistra radicale, perché pure quello è un falso problema. Semmai, si dovrebbe discutere di redistribuzione della ricchezza e liberazione dalla necessità del lavoro per chi, indipendentemente dai contributi che ha avuto la fortuna di versare o meno, ha ormai raggiunto una certa età – non accetto provocazioni in tal senso. Chi non ha versato i contributi non è che non ne aveva voglia. E perché o era disoccupato o lavorava per qualcuno che pensava solo al proprio di futuro; e ribellarsi e far valere i propri diritti quando si ha fame e figli è impossibile –.
Mi spiego, si parla continuamente dell’innalzamento dell’età pensionabile come se davvero tutti andassero in pensione a 57 anni; io conosco invece un sacco di persone, per lo più con mestieri cosiddetti “usuranti”, che non raggiungeranno mai i limiti contributivi, ed in pensione ci andranno a 65 anni. Per non parlare dei nuovi lavoratori, che forse una pensione nemmeno mai l’avranno. Non vorrei fare del facile populismo, ma perché non si dà il buon esempio ed invece di dire a mio suocero “tu dovrai arrampicarti sui ponteggi fin che campi” i parlamentari cominciassero a ridursi le proprie di pensioni, soprattutto eliminando la possibilità che del vitalizio possa goderne chi ha altre fonti di reddito? Qualunquismo? Andatelo a dire a chi cade dei ponteggi perché, ad una certa età, fisicamente non resiste più.
            Il riformismo, per quanto ne capisco io, e come scriveva anche Ruffolo in un bel pezzo che mi ha fatto conoscere il compagno Primadirettiva, è ben altra cosa che discutere solamente di cuneo fiscale e scalone Inps.
            Prometto di approfondire meglio tutto ciò nel prossimo articolo che intendo scrivere a proposito delle diverse posizioni che saranno presenti al IV congresso nazionale dei Ds. Per il momento vi auguro una buona domenica. Ovviamente, non ho risposto alla domanda che io stesso ho lanciato: perché, secondo me, la Margherita e la Quercia, o almeno le maggioranze dei due partiti, intendono dar vita al Partito Democratico?
            Ed io che ne so, chiedetelo a Fassino e Rutelli.
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4 risposte a Il Partito Democratico: soluzione inesistente per problemi reali

  1. anonimo scrive:

    Ciao,
    ora non ho tempo, e ho letto solo il titolo, ma già mi piace…concordo con il titolo…appena posso leggo meglio e commento..
    Passa a trovarmi
    Primadirettiva

  2. anonimo scrive:

    Io una risposta alla tua domanda ce l’avrei: esclusivamente per l’autoconservazione dei ceti politici dirigenziali dei due partiti.
    In seconda istanza per la demolizione dell’idea di sinistra in Italia.
    Si certo, resterebbe la sinistra europea di rifondazione, tutta ancora da formare…forse interessante…forse “autoreferenziale”…forse si formerebbe un partito socialista tra sinistra europea e PD… non so
    La sinistra in italia è ad un bivio…rischia la scomparsa…speriamo che la creazione del PD stimoli la chiarezza delle posizioni e che l’eventuale formazione di un partito a sinistra del PD venga accolto dalla gente con un ampio consenso elettorale…cosa di cui purtroppo dubito.
    Altrimenti la sinistra in Italia starebbe veramente finendo.

    Primadirettiva

  3. anonimo scrive:

    Viva il PCUS caro compagno direttore!

  4. anonimo scrive:

    fai bene a dubitare, perchè sperare nel partito a sinistra del futuro pd, forse non bastano i partiti a sx della sx che ci sono oggi, gente confusa la mattina in parlamento il pomeriggio nelle piazze, be francamente spero che la nascita del pd significhi la sparizione di questi personaggi confusi e fanfaroni

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