A chiedere troppa fiducia agli uni si rischia di farla perdere agli altri

            In soli ottanta giorni di vita, questo nuovo Governo ha già posto ben otto volte la questione di fiducia al Parlamento. Niente male, non c’è che dire: continuando così credo che non avranno problemi, i nostri Prodi, a superare ogni record precedente della specialità.
            Ho votato per l’Unione, sono di sinistra da sempre (da quando in quinta elementare, come argomento a piacere per gli esami, mi preparai sulla Cina) e vorrei che questo Governo durasse cinque anni. Ottenendo, però, il voto favorevole del Parlamento sui singoli provvedimenti, e non la fiducia sul programma, per il quale l’ha già ottenuta dagli elettori.
            Prima di essere attaccato da qualche elettore o esponente del centro sinistra chiarisco subito una cosa. In linea di principio, dato che tutte le forze, e di conseguenza, in teoria, tutti i candidati, hanno sottoscritto ed accettato quel famoso programma “delle 281 pagine”, e considerato che, ad oggi, tutti i provvedimenti adottati e presentati dal Governo alle due Camere rispettano quel patto, le dichiarazioni ed i voti contrari di chi, anche grazie a quel programma, è stato eletto sono fuori luogo e denotano una schizofrenia tipica più del capitalismo che della sinistra. E con questo Caruso & Co. sono sistemati.
            Ciò detto, è comunque penoso veder ricorrere al voto di fiducia ogni settimana un Governo nato da pochi mesi. Cos’è, sono già stanchi di governare? Capisco i dubbi sulla guerra in Afganistan, i problemi di coscienza sull’indulto (anch’io, confesso, ne ho molti. Non tanto dovuti a coloro che usciranno dalle celle, quanto piuttosto legati alle vicende di quelli che, ancora una volta, nelle patrie galere non metteranno piede), finanche i problemi a votare il decreto Bersani: però, miei cari deputati e senatori dell’Unione, amici elettori di quei partiti i cui esponenti in tre mesi hanno minacciato sei volte le dimissioni, chiariamoci.
            Se voi volete continuare con questo balletto scellerato o con la pratica diffusa della minaccia per ottenere visibilità o “crediti” da spendere in altre situazioni o contesti, tanto vale si torni a votare, e subito. Già due ministri hanno minacciato le loro dimissioni (guardandosi bene, però, dal formalizzarle) e spesso abbiamo sentito commenti e posizioni estremamente discordi su questioni importanti da parte di rappresentanti dell’Unione. La diversità di opinioni è una risorsa, sempre. Ma quando, come afferma chi se ne fa portatore, è talmente radicale e radicata, allora viene ad essere messa in dubbio la stessa possibilità di convivenza.
Onestamente, credo che così facendo si offra il fianco al centro destra, giustificando, poi, le tante cassandre che parlano della prematura fine di questo Governo, o, peggio, gli analisti politici (invero tutt’altro che disinteressati) che intravedono nel modello della “Grosse Koalition” l’unica strada percorribile: una strada che, ovviamente nemmeno a dirlo, non mi vedrebbe d’accordo (per quel nulla che conta) e che rappresenterebbe la riedizione, condita con salsa teutonica, del grande centro per decenni propinatoci dai vertici della Balena Bianca democristiana.
            C’è poi un’altra questione. Prevaricando, con il ricorso alla fiducia, il ruolo di dibattito e confronto, ma anche di controllo e di indirizzo svolto dal Parlamento, questo Governo sta contribuendo a minare dalle basi le istituzioni democratiche del Paese. Ai nostri ministri e capigruppo chiedo: ma veramente non riuscite a discutere prima in modo civile? Davvero non siete in grado di trovare, per quei provvedimenti e per quelle scelte, una strada comune e condivisa da tutti? Ma non eravate tutti della stessa coalizione di centrosinistra? Che fine hanno fatto la concertazione ed il dialogo?
            Non vorrei, poi, che, continuando a ricorrere al voto di fiducia delle Camere con frequenza settimanale, il Governo e l’Unione si stiano incamminando sulla strada giusta per perdere la fiducia di chi vota.
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