Quando è necessaria la critica

Buongiorno a tutti,
            quando si dice vota e fai votare. Io, per il centro sinistra ed a sostegno dell’attuale maggioranza in Consiglio Regionale (come sempre per il centro sinistra in ogni contesto) l’ho fatto. E, almeno spero, con quel mio impegno ho guadagnato, se non altro, il diritto di critica sulle azioni di questa maggioranza all’interno della più alta istituzione democratica lucana.
            Tanto premesso (come si scrive nei documenti amministrativi), quello a cui abbiamo assistito durante l’ultima riunione dell’assise consiliare regionale non è certamente la massima espressione della democrazia. E non sto parlando dell’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri della Cdl. No, io sto parlando delle evidenti e palesi ragioni che, a loro detta, un simile gesto lo hanno motivato. Pur non volendo entrare nel merito dell’abbandono della seduta (gesto sempre troppo forte per essere derubricato a semplice “stizza” o momentaneo “nervosismo”) c’è da dire che anche il presidente della Giunta Vito De Filippo ha dovuto ammettere, con non poco disappunto, di non comprendere appieno le ragioni che hanno fatto sì che documenti approvati dall’esecutivo il 7 di luglio siano arrivati alle commissioni consiliari competenti più di venti giorni dopo.
            Così come è altrettanto palese e chiaro che per le commissioni sarebbe stato impossibile esaminare 14 bilanci consuntivi di enti sub-regionali e società regionali, per l’ammontare complessivo di qualche centinaio di milione di euro, da giovedì 27 luglio (data del ricevimento dei documenti da parte delle commissioni) alla mattinata di martedì primo agosto (data della seduta di consiglio al cui ordine del giorno vi era l’approvazione di quegli stessi bilanci). No, in questo caso non vale la solita battuta in stile “italietta” o “repubblica delle banane” dove i consiglieri, lautamente pagati, sono restii al lavoro. Non posso approvare che si dicano simili enormità. I bilanci consuntivi di enti sub-regionali o società con partecipazione della Regione sono il rendiconto presentato dagli amministratori relativamente al “come” essi hanno utilizzato il denaro della Regione. L’approvazione, in buona sintesi, rappresenta un lavoro di controllo: un controllo da parte di chi è stato votato a rappresentare la popolazione e, ovviamente, a difenderne gli interessi.
            Con ciò non voglio dire che i bilanci approvati martedì non siano stati controllati, non sarebbe giusto. In effetti sono stati controllati dalla Giunta supportata dal lavoro di ottimi tecnici. Il problema non è questo. Il problema è che il ruolo di controllore sulla spesa dei fondi pubblici regionali, più che alla Giunta, spetta al Consiglio. E un po’ come la questione della fiducia di cui parlavo ieri a proposito del Governo e Parlamento nazionali.
            La Giunta regionale è espressione della maggioranza in Consiglio scelta dagli elettori in quanto da quest’ultima riceve la fiducia. Fin qui è ovvio. Ma, direttamente, la Giunta non è stata eletta dai cittadini. Dunque, essa ha funzione di governo e di indirizzo, ma, è ovvio, non può svolgere anche la funzione di controllo. Quello che qui ci stiamo chiedendo è “qui custodiet custodes”?
            Cioè, se le commissioni consiliari, e, di conseguenza, il Consiglio, non hanno il tempo di svolgere correttamente la loro funzione di controllo e di verifica, perché esistono? Spiego meglio questa frase un po’ forte. Gli oltre 350 mila elettori lucani, nell’aprile del 2005, hanno scelto i consiglieri regionali confidando che questi avrebbero rappresentato i loro interessi legittimi e che avrebbero controllato, per loro conto e su loro mandato (è un caposaldo della democrazia), l’uso che fosse stato fatto anche delle risorse della Regione: la Regione di chi vota, fa sempre bene ricordarlo. Bene, quindi il Consiglio, e non la Giunta, in democrazia è sovrano. Ora, se il Consiglio non ha oggettivamente il tempo di “guardarsi le carte” può votare solamente su indicazione dell’esecutivo? Può la funzione del Consiglio limitarsi solamente a quella di ratifica degli atti della Giunta? Credo di no, ma le due domande, ovviamente, erano solo retoriche.
            In ultimo, spezzo una lancia in favore dell’esecutivo di governo regionale e, contemporaneamente, ne uso una scheggia per punzecchiarlo. Io credo a quanto ha detto De Filippo che le motivazioni del ricevimento in ritardo da parte delle commissioni e del Consiglio dei documenti della Giunta sia dovuto a meri intoppi burocratici; e per questo condivido, con lui, la necessità di migliorare l’efficienza del sistema e degli uffici regionali anche, e soprattutto aggiungerei, ricorrendo a giovani forze lavorative e favorendo il ricambio generazionale negli uffici della pubblica amministrazione regionale.
Così come credo che agli stessi intoppi sia da addebitare il ritardo registratosi nell’erogazione dei finanziamenti e nell’inizio dei lavori, per complessivi 180 mila euro, per il ripristino e la ristrutturazione del centro di accoglienza per immigrati di Palazzo San Gervasio. Il centro di accoglienza, come lamentato dal sindaco del comune della valle del Bradano, versa infatti in una situazione che definire pessima è un blando eufemismo. La richiesta di finanziamento, concesso per l’ammontare, appunto, di 180 mila euro, nasceva dalla necessità di allestirlo con tutti i confort e renderlo in grado di ospitare i tanti lavoratori stagionali extracomunitari che da qui a qualche settimana giungeranno in zona per la raccolta dei pomodori, di cui l’area è una delle principali produttrici in regione. Da ciò, ovviamente, la necessità di finire tutto entro il mese di agosto. Ma, a pochi giorni dall’inizio delle operazioni di raccolta e, quindi, dall’arrivo dei lavoratori, ancora nulla. Il centro, infatti, è ancora come era prima: in pessime condizioni. E lo stanziamento approvato mesi fa dalla Giunta, nei fatti, non è ancora disponibile. Motivo: intoppi burocratici, è ovvio.
Vorrei sapere, a questo punto e dato che la somma è grosso modo la stessa, se anche per pagare il cache di Bennato, Britti e Cremonini ci sono, o ci saranno, gli stessi “intoppi burocratici”.  
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