Una decisione sofferta ma irrevocabile

Buon giorno a tutti,
             qui di seguito riporto il testo integrale della mia lettera di dimissioni dagli incarichi elettivi all’interno dello SDI – Rosa nel pugno di Basilicata, nonchè manifestante la mia ferma volontà a non voler rinnovare l’adesione al partito. So che a molti di voi non interesserà tanto, ma ad alcuni sì; e poi, sento di doverla rendere pubblica.
             Questa lettera è stata inviata il 18 luglio ed il fatto che io la renda nota solo oggi, a dieci giorni di distanza, non è dovuto ad un ripensamento, ma solamente al necessità di lasciare il tempo necessario affinché coloro ai quali questa comunicazione principalmente si rivolge avessero il tempo ed il modo di riceverla e di leggerla.
Cari Compagni, Amici,
             è con un forte senso di dolore che mi accingo a redigere questa lettera. Un sentimento di sgomento e di svuotamento per la presa di coscienza di un percorso che si conclude. Ho aderito al soggetto politico dei Socialisti Democratici Italiani nel 2003, ed a questo ho dato tanto, condividendone un percorso, una strategia e degli obiettivi e ricevendo in cambio un’accresciuta capacità di fare e capire la Politica.
            Con molti compagni ho stretto rapporti personali ben al di là della semplice vita di partito, che so, da parte mia, e spero, da parte altrui, continueranno anche dopo la fine della condivisione di uno stesso percorso politico.
            Tutto questo mi ha legato allo SDI e mi lega, sicuramente, ancora a molti dei suoi militanti. Ciò non di meno, la mia decisione di abbandonare questo soggetto politico è quanto mai ferma e ponderata.
            Nel 2003 mi sono iscritto, come ricordavo prima, al partito e nel 2004 candidato per le amministrative provinciali, nelle liste SDI, impegnandomi in prima persona per il progetto e l’affermazione in provincia del partito dei Socialisti Democratici Italiani e, contemporaneamente, nella campagna elettorale per il Parlamento Europeo supportando la lista di Uniti nell’Ulivo. Nel 2005 lo SDI confluisce, per le competizioni regionali, nel nascente soggetto dell’Ulivo, sulla strada, come tutti noi andavamo dicendo, sui palchi e nelle occasioni di incontro, dell’affermazione della “Casa dei Riformisti”, del partito unico della sinistra riformista e liberale italiana. I risultati di quell’esperienza li conosciamo, e non tocca a me in questa sede ricordarli. Sta di fatto che, con quella elezione, lo SDI è scomparso dalla massima assise istituzionale di Basilicata.
            Ancora nell’ottobre del 2005 eravamo tutti impegnati nel sostegno al progetto dell’Ulivo, sostenendo la candidatura alle primarie di Romano Prodi quale leader di tutta l’Unione di Centro Sinistra per le politiche 2006. A febbraio 2006 l’Ulivo, per lo SDI, era ormai archiviato, e con esso il rapporto, fino ad allora “idilliaco”, con Democratici di Sinistra e Margherita. Nasceva così la “Rosa nel pugno”, soggetto aureferenzialmente e sedicente “Laico, Socialista, Liberale e Radicale”. Sui palchi e negli incontri, durante la campagna elettorale per le politiche, abbiamo criticato il progetto dell’Ulivo, fino a qualche giorno prima “unica strada del Riformismo”, accusandolo, non io in prima persona ma cambia poco, di essere la riedizione in chiave moderna del pensiero “cattocomunista” che per anni ha impedito il progresso della sinistra riformista in Italia.
            Anche i risultati della campagna elettorale della formazione Socialista e Radicale sono noti, e, come prima per le regionali, non sto qui a ricordarli; basti dire che, dopo oltre un secolo non c’è un solo socialista al Senato, o meglio che tale si riconosca, ed alla Camera ci sono solo deputati della “Rosa nel Pugno”. E non meglio è andata, per guardare al nostro territorio, nelle competizioni amministrative comunali svoltesi a maggio nei centri della provincia di Matera, dove, praticamente, l’unico risultato degno d’analisi e che lo SDI è scomparso da tutti i consigli che si sono rinnovati.
Non ho mai condiviso il progetto “Blair, Fortuna, Zapatero”, tanto che considero “di sinistra” solo il leader spagnolo del PSOE, né la spinta del soggetto “Laico, Socialista, Liberale e Radicale” tutta tesa ai temi del liberalismo, spesso purtroppo solo liberismo in economia, e dimentica delle problematiche dei lavoratori, della società economica, dello stato sociale: in una parola, del Socialismo. Ho aderito allo SDI perché credevo negli ideali della Socialdemocrazia di stampo europeista, non per difendere solo le liberalizzazioni od i diritti delle unioni di fatto – entrambe per me importantissime, ma non esaustive dell’azione politica di una formazione socialista e democratica.
Perché allora ho sostenuto, impegnandomi anche nella campagna elettorale, questo progetto? Perché non sono abituato ad abbandonare i compagni di viaggio il giorno prima di una sfida importante. Tutto qui. Il mio impegno è stato dovuto ad un sentimento di stima ed amicizia nei confronti dei candidati – sentimento che non si cancella con un cartello elettorale o politico – e non alla condivisione delle esternazioni di Pannella e Bonino, per non dire quelle di Boselli
            Qualche settimana fa, l’esecutivo regionale di Basilicata dello SDI ha dichiarato, unilateralmente, finita l’esperienza della “Rosa nel pugno”, cominciando, nuovamente, a guardare con attenzione al progetto dell’Ulivo e del Partito Democratico. A Roma, Boselli e Pannella prima si sono allontanati, poi hanno rilanciato il progetto “Rosa nel pugno”, poi si sono riallontanati, poi hanno rilanciato il progetto federativo radicalsocialista, poi di nuovo allontanati. E tutto questo mentre Villetti si dimetteva da capogruppo, il gruppo parlamentare non si esprimeva sulle sue dimissioni, l’assemblea dei Giovani Socialisti rifiutava la presenza di Pannella alla sua assise; e la Bonino, unico ministro della formazione politica, dichiarava che l’invasione del Libano da parte di Israele “è legittima e non sproporzionata”, mandando alle ortiche due secoli di impegno pacifista socialista (nonché il mio personale rigetto per ogni forma di aggressione immotivata e armata a scapito di popolazioni inermi ed innocenti).
             Sono sempre stato convintamene sostenitore dello slancio riformatore socialdemocratico, convinto assertore delle idee dell’Internazionale Socialista, riformista e di sinistra e se ora non mi ritrovo più nel soggetto politico a cui ho aderito credo che le motivazioni siano da ricercare in quelle tante sue vicende e vicissitudini di cui, in breve, ho sopra ricordato la storia.
            La “Rosa nel pugno” sta assumendo, a mio avviso, sempre più i caratteri di un soggetto di destra, rappresentata e simboleggiata, a livello nazionale, da chi – Bonino, Pannella e Capezzone –, appena due anni fa, vedeva in Berlusconi il paladino del pensiero liberale in Italia; e lo SDI, concretamente, non fa nulla per evitarlo. Condividere un percorso con tali presupposti, è un affanno ed una forzatura che la mia coscienza, prima ancora che la mia cultura, difficilmente riesce a sopportare.
            Prego i compagni con cui ho condiviso in questi anni passione ed impegno politico, a cui questa mia lettera si rivolge, di voler considerare irrevocabili e indiscutibili le mie dimissioni dagli incarichi elettivi e rappresentativi all’interno dell’esecutivo e del direttivo provinciale e cittadino, nonché irremovibile la mia decisione di non rinnovare oltre l’adesione al partito.
            Sono invece sicuro e convinto che gli amici con cui in questi anni ho condiviso il cammino comune all’interno del partito sapranno leggere in queste parole motivazioni squisitamente ideologiche e politiche che hanno determinato una simile decisione, e rimangano sicuri e convinti che, nei loro confronti, mi anima ancora, come sempre mi ha animato, un sentimento sincero di amicizia, rispetto e stima.           
            Cordialmente, Rocco Olita
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