Il primo ricordo definito

Il tavolo della cucina cominciò a scuotersi,
mio padre suppose fossi stato io a spingerlo,
prima che mi scorgesse vicino a mia madre;
un attimo. E giù per le scale in braccio a lui,

avvolto in un plaid verdone, che nell’auto,
la mai dimenticata Kadett Coupé, avrebbe
tenuto al caldo il bimbo spaventato che ero,
in quella notte già fredda di tardo autunno.

Il primo ricordo che so definire per tempo,
luogo, fatti: Lucania, 23 novembre 1980.

Fu quello, quella sera. Più grande, seppi:
di Balvano e dei 66 bambini nella chiesa,
dei quasi tremila morti, dei novemila feriti,
trecentomila senza casa in soli 90 secondi.

Vidi i container farsi casa, andar via quelli
che le avevan perse mentre le si ricostruiva,
il dolore farsi speranza prima, delusione poi,
grandi miti industriali, mesta realtà diversa.

Cemento e metallo al posto di pietre e legno;
paesi sì rifatti, per genti non più lì a viverli.

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