Però, dev’esser proprio triste la vita dei “bianchi”

L’ultimo in ordine di tempo è stato Attilio Fontana, candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia. Ma i difensori della “razza nostrana”, nemmeno si trattasse di bovini iscritti nell’albo di qualche consorzio di tutela, non si contano più, e troppo spesso si trovano in entrambi i lati delle – si fa per dire – barricate politiche. Va da sé che essi, delle loro parole, non provano vergogna, costringendo a provarne quanti si sentono colpiti e tirati in causa per la incidentale coincidenza di condividerne il passaporto avversandone il pensiero – anche qui, si fa per dire. Ma c’è un aspetto davvero molto triste in questa faccenda, come devono esserlo le loro stesse vite.

Davvero, immaginateli questi “bianchi”; sempre timorosi di perdere una purezza che da soli si sono inventata, sempre spaventati che qualcuno possa portar loro via un non so che di inesistente nei fatti, sempre tesi nel respingere presunti attacchi a quello che poi, in realtà, nemmeno sono. Insomma, per fortuna non sono bianco, né potrei essere qualcosa di diverso dalla mescolanza di genti che per millenni (e tralascio le migrazioni primitive, che fanno sorridere dei cercatori di ascendenze non africane) hanno attraversato, vissuto e condiviso lo spazio di terra su cui sono nato. Nondimeno, mi fanno tenerezza questi presunti tali che continuamente si sentono minacciati da non si capisce bene cosa. Eppure, a guardarli, tanto differenti da me e dagli ipotetici attentatori al loro essere quel che credono non paiono. Se non per quella loro eterna paura, ovvio.

“Bianco”, in ogni caso, è un colore che lascio al foglio prima che su di esso s’imprimano i segni dell’esserci, allo spazio vuoto, non certo al pieno di vita che genera gli esseri umani. E a quelli come Fontana, se vogliono e proprio ci tengono. Rispetto a essi, per usare termini a loro tanto cari quanto a me incomprensibili, rivendico l’esser d’altra razza.

Piccola annotazione. Siccome non di rado l’ironia è fraintesa, metto in prosa al meglio che riesco un pensiero. Attilio Fontana non dovrebbe far politica in Italia, non dovrebbe aver fatto il sindaco di Varese prima, né ambire alla carica di presidente della più popolosa regione del Paese ora, nell’anno di grazia 2018. Per la semplice ragione che quello che lui dice suona tanto, troppo simile a cose che abbiamo sentito in passato, quando si vaneggiava di difesa della razza e di tutela dello spazio vitale dei popoli. E per quelle strade semantiche non si giunge mai a mete che non siano pericolose, buie e terribili.

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