Il “bugiardino” elettorale

Mi capitò, tempo fa, un medicinale fra le mani. Me lo avevano prescritto per il mal di stomaco che avvertivo (prima di scoprire come fossero i calcoli alla colecisti a causare quei sintomi, ovvio) e il medico mi aveva spiegato come prenderlo e quali altri farmaci evitare. Forse per un dubbio improvviso, aprii il foglietto illustrativo, il “bugiardino”, secondo la felice definizione della sempre cinica cultura popolare; non l’avessi mai fatto. Fra le controindicazioni e gli effetti indesiderati c’era di tutto: dall’eruzioni cutanee alle emorragie fino, ma solamente nei casi più gravi, ci mancherebbe, ulcere croniche e perforate. Spaventato, chiamai un amico medico. Mi rassicurò, mi fidai di lui e dell’altro suo collega, lo presi (sebbene non era quello il male di cui soffrivo) e sopravvissi. Ho ripensato a questo piccolo (e inutile) aneddoto leggendo che anche con la prossima scheda elettorale vorrebbero darci il relativo “bugiardino”.

O meglio, pare che le istruzioni vogliano scriverle direttamente sulla scheda. Per carità, la chiarezza fa sempre bene. Ma fra soglie, blocchi interni, collegamenti a grappolo, distribuzione fra uninominale e maggioritario e altre complicazioni da orologio meccanico, il rischio di non capire bene a chi, e soprattutto a quanti, andrà effettivamente il voto che tracceremo con la matita copiativa è alto. Di entrare nell’urna e mettermi a leggere il “bugiardino” riportato sulla scheda, sinceramente, non avrò tanta voglia. E poi, nel caso non capissi bene, davvero potrei tornare indietro e chiedere al presidente di seggio lumi sul cosa starei per scegliere votando questo o quello? Non scherziamo. Infine, diversamente da quanto feci per il farmaco, non potrei chiamare nessun amico più esperto per chiedere spiegazioni; il telefono in cabina, si sa, è escluso. Quindi, alla fine, se la scheda sarà così complicata, ci sono buone probabilità che quella stampata per me, rimarrà sul tavolo degli scrutatori ad aspettarmi invano.

Certo, potrei sempre fidarmi di qualcuno e votare come dice; sulla fiducia, appunto. Sì, è un’ipotesi e non è da scartare a priori. Però, vedete, l’ho già fatto, e troppe volte, per giunta. E ultimamente, con troppo poco successo, almeno per quanto riguarda la rispondenza delle azioni successive alle mie aspettative. Ovvio, potrebbero essere queste ultime errate e non le altre, non lo nego; ma è così che mi son sentito, e non ho voglia di provare di nuovo quella poco piacevole esperienza.

Per di più, l’amico di cui prima mi ha appena detto d’aver voglia, per quel giorno, qualunque esso sia, d’una gita in compagnia.

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