La guerra sono morti e lacrime, sangue e disperazione

Sarà perché in un orario per me comodo, sarà per la formula adottata, quasi sempre piacevole e non eccessivamente urlata, pur se con punte di banalizzazione delle questioni che non poche volte sfiorano il ridicolo, spesso mi capita di guardare Otto e mezzo, su La7. Così ho fatto anche lunedì sera. E avrei fatto meglio a dedicarmi agli origami, impegnarmi in un corso di punto a croce o semplicemente cambiare canale. La colpa è mia e l’invenzione del telecomando mi rende pienamente responsabile del mio dispiacere.

In ogni caso, la leggerezza con la quale Lilli Gruber, Giorgia Meloni e Roberta Pinotti parlavano in tv di guerra era agghiacciante. Ma solo a me quella parola rimanda alla mente l’idea di corpi di uomini, donne, bambini ridotti a brandelli di carne? Solo io penso al sangue che impasta le terre martoriate dalle bombe? Solo la mia mente trema all’immagine di pianti innocenti scossi dai rumori dei conflitti e dal tremore delle case? La guerra è quella cosa lì, in cui esseri umani vanno in pezzi e muoiono.

E per primi e sempre, a morire sono soprattutto i poveri, i più deboli, gli ultimi. Nelle città teatro degli scontri, come fra gli eserciti che si combattono. Emilio Lussu, ne Il cinghiale del diavolo, racconta che la vita in trincea «rivelava ai combattenti sardi, ogni giorno, nozioni straordinarie che per loro erano nuove. Per la prima volta si rendevano conto che la guerra la facevano solo i contadini, i pastori, gli operai, gli artigiani. E gli altri, dov’erano?». Cosa che non valeva su un solo lato del fronte, dato che i prigionieri presi, «austriaci, ungheresi, cechi, bosniaci, erano anch’essi tutti contadini e operai. Altra scoperta: anche dall’altra parte, la guerra la facevano i contadini e gli operai».

Odio la guerra perché è la manifestazione più classista a cui l’intera umanità abbia mai dato corso, quella di cui le élites possono dibattere stancamente in un salotto e per la quale le masse povere e lontane da quei luoghi illuminati e caldi soffrono, si disperano, muoiono. Per questo non so parlare di guerra e poi, come se nulla fosse, di anticipo sulle pensioni, manovre finanziarie o assetti di politica interna.

Loro sì; e non so se ammirare o temere una simile capacità.

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2 risposte a La guerra sono morti e lacrime, sangue e disperazione

  1. Enrica scrive:

    Una simile capacità mi fa tanta paura, unita a un profondo disgusto

  2. Enrica scrive:

    Gianni Rodari
    Filastrocca corta e matta,
    il porto vuole sposare la porta,
    la viola studia il violino,
    il mulo dice: – Mio figlio è il mulino -;
    la mela dice: – Mio nonno è il melone -;
    il matto vuole essere un mattone,
    e il più matto della terra
    sapete che vuole? Fare la guerra!

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