Agosto

Li vedo ancora, come steli di paglia sollevati da un caldo vento,
che brucia gli occhi, mentre accarezza il petto e tutto avvolge,
i sogni che, in un passato ormai lontano, tracciarono speranze,
segnarono strade che evitai di seguire, che non volli percorrere.
 
E lungo quelle, si persero incontri fatti per caso, vite conosciute,
storie di mondi che non vidi, di gesta che intuii non cogliendole,
di donne e di uomini che mai conobbi, da cui mi divise il tempo,
o che il tempo da loro mi separò, col peso degli eventi e del caso.
 
Sento quasi cedere l’asfalto di una strada assolata sotto i passi,
segnarsi, all’incedere di tacchi in legno di scarpe pesanti e dure,
sotto gambe che si incurvano a cercare di seguire pur sul piano,
così tanto usi al malagevole, l’ondularsi d’un terreno sconnesso.
 
Rivedo occhi antichi, secchi a quel caldo vento asciutto di libeccio
abituati a stringersi nelle palpebre per resistere a luce e polvere,
ma dritti, fieri nel non chinarsi, fissi in quelli di chi gli sta dinnanzi,
come nel puntarsi all’orizzonte, al limite che gli è dato dalla vista.
 
Nelle rughe di quei volti si disvela il mistero unico di vite normali,
vissute sempre senza l’ambizione di renderle straordinarie, rare,
senza la follia di volerle inscrivere in storie più grandi, universali,
come se davvero fosser dati universi al di là dei vissuti d’ognuno.
 
E guardando quei visi, penso a quante volte sembra ricominciare
una vita che spesso par quasi svolgersi in cerchi sempre più larghi,
mentre in un ricordo ritrovi fantasmi che pensavi smarriti e persi,
quando in un sogno ritornan visioni di tempi che pensavi passati.
 
Ma è nel non ricordare da dove si viene, attraverso quali strade,
nel pesare ogni volta di quali colpe si è costruita la propria storia
e con quali meriti si è provato a rimediare, con quali gesti e atti,
parole, sentimenti e pensieri abbiamo tentato d’essere migliori,
 
è nel continuo oblio del passato che risiede la rinuncia al futuro,
la considerazione del presente come fugace momento del vivere,
dimenticando il valore di eventi e incontri fortuiti o cercati, veri,
capaci di dar senso ai giorni, misura agli anni trascorsi e a venire.
 
In questo agosto che splende come il suo sole che sorge, ripenso,
ricordo chi c’era e quelli chi ci son stati. E ancora ringrazio chi c’è.
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