Le soste

Dove lento al piano s’arrende il corso
d’un torrente che scende dai nevai,
si stende placido un piccolo lago,
rispecchiando alte rocce, cieli sereni.
 
Al chiarore di quegli argentei riflessi,
dal ciglio della strada, in silenzio,
mi perdo in ricordi di altre anse,
in visioni d’acqua non meno chiara.
 
Nel passo sicuro e fermo sui massi
d’un uomo che fissa i mobili limiti
al quieto pascolo del suo armento,
 
rivedo volti, mani poggiate a bastoni
e lo stesso incedere calmo e deciso
scorto su altri pendii a me così cari.
 
Per quanto lungo e arduo il cammino,
è nelle soste il senso dell’incedere.
 
Nel correre del tempo si smarrisce
quel vero che gesti e antiche pose
tengono in vita attraverso i giorni
per dirci che cosa rimarrà domani.
 
Destini uniti si vollero tener distinti
per arricchire, col sangue e sudore
di quegli uomini antichi e attuali,
una terra di cui altri ebbero i frutti.
 
Puntarono fra loro coltelli e fucili
fratelli divisi dai regnanti cugini,
ostili e nemici per altrui ricchezza.
 
D’una storia comune pretesa divisa,
quel piccolo lago riflette il pensiero,
prima che l’acqua ritorni a correre.
 
Per quanto lungo e arduo il cammino,
è nelle soste il senso dell’incedere.
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