La mia patria al tempo d’oggi

“La mia patria è la Banca. Ma io vivo in esilio”. Sono le parole di un poeta di cui non ricordo il nome ma che da un po’ di giorni campeggiano nella mia mente. Ci sono arrivate non so nemmeno più da dove, hanno piantato le tende ed ora stanno lì. Pronte a festeggiare ad ogni occasione. E di occasioni, in questo periodo, ne hanno davvero molte.

Ogni giorno sento persone parlare di nuovi modi di intendere lo stare al mondo, in tutte le sue forme. Questo mio Paese, ormai, sembra non essere capace più di pensare l’altro se non in termini di vittoria o sconfitta. E’ una gara continua, anche se in palio, vi giuro, nessuno è ancora riuscito a spiegarmi cosa c’è poi veramente. Ma una cosa è certa: se non sei un vincente, se non fai parte del gruppo dei vincenti, semplicemente non esisti.

Sono momenti pre-elettorali quelli che stiamo vivendo ora. Bene, anche lì i discorsi sono più o meno sempre gli stessi. “Se non sei parte della maggioranza, non conti nulla”. E nel sostenere tale tesi, suppongo, ci si riferisca ad un’idea di maggioranza totalitaria ed onnicomprensiva. Perché se è vero che questo discorso vale per tutti, solo la maggioranza unanime (che poi è un ossimoro: una maggioranza può esistere solo in contrapposizione ed in funzione di una minoranza. Da sola è totalitarismo) può garantire la tenuta del “tutti dentro”. Per fare che? Be’, che importa. L’importante è stare lì dove le cose accadono. Non conta se la nave maggioritaria va nella direzione che noi vogliamo o meno: l’importante è stare a bordo. Tanto quello, il capitano intendo, sa quello che fa.

Perché tutti sono maggioranza, ma pochi “comandano”. Avrete mica pensato ad una maggioranza a decisione democratica? Che assurdità. Uno comanda, e gli altri, in maggioranza, stanno attenti a non disturbare il manovratore. Non è scritto pure sugli autobus “non parlate al conducente”? Quindi bando alle ciance. Uno vince e tutti gli altri corrono in suo soccorso.

E se qualcuno sostiene altre teorie? Anancronistico, idealista, sognatore. Ma anche pusillanime, individuo senza volontà e nessun senso della realtà. E nella peggiore delle ipotesi disfattista, guastafeste, rompicoglioni.

Questo per un aspetto della società, quello della politica. Negli altri invece, be’, lì quello che conta davvero è…vincere. Fare soldi, essere famoso, riconoscibile e conosciuto, importante. Su quale scala? Ma proprio non riuscite a togliervelo il vizio di dare fastidio voi anacronistici idealisti sognatori, pusillanimi senza volontà e senso della realtà, disfattisti, guastafeste e rompicoglioni?

La mia patria è tutto questo. Un posto dove guardare in un vetro il farsi mondo delle cose più misere e vedere andare in miseria dimenticati nel nulla i più grandi valori e le migliori cose del Mondo. Un posto dove non sei se non sei parte della maggioranza, che la si vorrebbe infinita e complessivamente comprensiva di tutto e tutti, dove si è strani se non si bela all’unisono con tutto il resto degli armenti, a cui ormai non rimane più nemmeno la traccia del sogno di voler rompere gli stabbi.

La mia patria è ormai tutto questo. Ed anche io vorrei vivere in esilio.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica. Contrassegna il permalink.

3 risposte a La mia patria al tempo d’oggi

  1. Fabrizio scrive:

    Prum nel 2005 e Lisbona nel 2009, un binomio inscindibile della politica di centrodestra ma anche…..
    Policy-regional-union-municipalities ??
    Liberal-international-system-business-order-numbers-administrations??

    Alla faccia delle verita’ nascoste!

  2. Fabrizio scrive:

    Comunita’ Amministrative Omonime …..??
    Prum come esempio ieri, Catalogna come esempio oggi??

  3. Fabrizio scrive:

    Political refugee union members , Libia-Italia-S………??

    o libia-india-siria-……??

Lascia un commento