Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare

            Ah, ora capisco cosa significa “paritarie”: con pari diritti, ma non con pari doveri. Altrimenti, se fossero stati uguali gli uni e gli altri, non si sarebbe detto “paritarie”, ma semplicemente “pari”.
            Le scuole paritarie, infatti, hanno gli stessi diritti (compreso quello di ricevere finanziamenti pubblici, sebbene la Costituzione prescriva che la libertà di insegnamento in scuole private debba avvenire senza oneri a carico dello Stato – art. 33) e la stessa dignità, ma non gli stessi doveri. E, pertanto, quando tutte le scuole pubbliche vengono vessate con tagli (che il prossimo anno si sostanzieranno, tra l’altro, in oltre 80 mila insegnanti in meno che ingrosseranno le fila dei senza lavoro italiani, all’anima dell’ottimismo), le paritarie cattoliche sono esonerate dai sacrifici.
            Invece di pagare per i mali del Mondo, o, più modestamente, dell’economia italica, le scuole della Cei si vedranno confermati gli stessi aiuti di Stato degli altri anni. E le difficoltà di bilancio? E la necessità di ridurre le spese? E tutte le bramosie di tagli di “miste no” Tremonti? Sparite, svanite nel nulla, o forse mai esistite. E’ bastata la mini rampogna episcopale et voilà l’argent.
            Hai voglia all’Onda di protestare, agli insegnanti di scioperare. Per loro nulla; ma si può dire di no alle richieste porporate?
            Non basta ai vescovi che lo Stato vada contro la Costituzione finanziando le loro scuole, non basta che l’erario paghi gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche scelti una volta dalla diocesi ed assunti a vita dal ministero, no: non vogliono nemmeno i tagli. Serve altro eminenza?
            Siamo una Nazione strana, dove inoltre ci sono tante coincidenze che sembra il soggetto di una commedia scritta nell’antica Grecia. Nel mentre, infatti, Tremonti faceva marcia indietro sui tagli alle paritarie, dopo le proteste della Cei, alla Scala, per la prima, si dava il Don Carlo di Verdi. Alla fine della seconda scena di quell’opera, il re Filippo dice stizzito al Grand’Inquisitor: “Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare”. Vi chiedo: è ancora così oggigiorno?
 
            P.S.: A proposito di Grecia, ma quella odierna. Credo che gli scontri ad Atene non siano un evento casuale, né isolato. Ho paura che siano un prologo. Temo che ci sia “uno spettro che si aggira per l’Europa”. Non so se sia lo stesso di cui parlavano Marx ed Engels, ma credo che sia il frutto di anni di futuro negato, di precarietà della vita, di sentimenti deprimenti che questa società instilla continuamente nei suoi giovani togliendo loro certezza.  
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1 risposta a Dunque il trono piegar dovrà sempre all’altare

  1. paol84 scrive:

    Bada che le scuole private non sono solo le cattoliche. Ce ne sono tante altre, anche non cattoliche, anche laiche.
    Comunque è vergognoso da parte di Berlusconi truffare la gente e dire “non ci sono soldi”.
    Non ci sono soldi per firmare l’accordo clima-energia;
    non ci sono soldi per estrarre e lavorare il silicio e per sviluppare il fotovoltaico nel Paese del Sole, che anzi adesso è disincentivato, perché, a causa della “mancanza di soldi” è stato abolito il finanziamento statale del 55% su chi voleva ristrutturare ecologicamente la sua casa e acquistare pannelli solari e fotovoltaici, rendendo così l’Italia un Paese più indipendente, o per meglio dire, meno dipendente;
    non ci sono i soldi per la scuola pubblica;
    non ci sono i soldi per gli stipendi e per introdurre il quoziente di nucleo familiare.
    Però ci sono i soldi per acquistare petrolio e uranio che non abbiamo (è una GROSSA FREGATURA il nucleare: col nucleare è vero che non compriamo energia, ma compriamo MATERIA PRIMA che non abbiamo, perciò le spese non si riducono. O tu credi che compriamo l’energia da petrolio? No. Anche il petrolio lo bruciamo qui, perciò compriamo ancora materia prima. Te ne rendi conto? Il Nucleare è solo un pretesto per fare la bomba atomica!);
    però ci sono i soldi per l’inutile Ponte sullo Stretto, mentre ancora non si è parlato né di TAV né di Mose di Venezia, la cui città subisce di più gli effetti del surriscaldamento climatico, con il fenomeno dell’acqua alta. O tu credi che sia naturale?;
    però ci sono i soldi per darli alla Libia;
    però ci sono i soldi per le scuole private.
    Bella fregatura! Ma Dio spero rovesci ancora una volta questi prepotenti dai troni.
    Bel blog!

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