Più politica e di sinistra

Di seguito riporto un mio commento sull’esito elettorale di Matera apparso oggi su "Il Quotidiano della Basilicata". Su queste pagine, poi, la questione spero potremo approfondirla insieme. Ma non oggi. Al mio paese è festa. Vi invito tutti a Stigliano, e se non potete venire di persona, mi auguro e so che ci sarete con lo spirito.
da "Il Quotidiano della Basilicata", 13.06.2007
La sconfitta è amara. Brucia ed a caldo non fa vedere chiaramente i fatti. I dati, purtroppo per noi, erano chiari già dalle prime schede. Avevo messo in conto anche la possibilità di una sconfitta, ma non la immaginavo con simili proporzioni. L’elettorato ha voluto cambiare, anche se dubito che Buccico ed Acito siano il “nuovo”. Ma tanto fa: l’elettorato è sovrano ed ha sempre ragione.
Onestamente non credo che a Matera abbia vinto il centro destra; credo piuttosto che abbia perso il centro sinistra. Lo dico da appartenente al centro sinistra, da uno che crede nel centro sinistra e vota il centro sinistra. E non lo dico per sminuire la vittoria di Buccico, né per caricare di responsabilità non sue Dell’Acqua, a cui va il ringraziamento per il lavoro svolto.
Lo dico semplicemente perché se i cittadini di Matera alle ultime tre elezioni consecutive, nel 2004, nel 2005 e nel 2006, hanno scelto il centro sinistra con larghe maggioranze ed ora, appena un anno dopo ed a proporzioni inverse, mandano il centro sinistra all’opposizione, è chiaro che qualcosa nel rapporto fra quella coalizione e l’elettorato non ha funzionato.
A nulla vale nascondersi dietro un dito affermando che un conto sono le elezioni politiche, regionali e provinciali, un altro le comunali. Se così fosse, qualcuno mi spieghi perché i rappresentanti di quei governi provinciali, regionali e nazionali hanno preso parte attiva a questa campagna elettorale.
Si è interrotto qualcosa fra l’elettorato ed i rappresentanti di centro sinistra, e questa “rottura” ha determinato il risultato elettorale. Ed è dal recupero di quel rapporto fra elettori e eletti, dalla presa d’atto di quella interruzione, che si deve partire per ricostruire il consenso intorno al centro sinistra.
Certo questa breve e modesta analisi non ha la pretesa di contenere la verità, che in politica non sta mai tutta da una sola parte. Mi auguro, però, che ora non ci si rapporti alla sconfitta elettorale con l’arroganza di ricercare i colpevoli, ma con l’umiltà di riconoscere gli errori. Spero che non ci si lasci tentare dalla consolante e comoda individuazione del responsabile nella persona di qualche grande elettore o presunto tale, perché ciò presupporrebbe un dato che in politica non è ancora assunto: la proprietà sull’elettorato.
La politica non la fanno solo gli eletti con i loro atti amministrativi e le loro dichiarazioni: la fanno anche gli elettori, e la fanno con il voto. Il voto non è solo lo strumento con il quale si attribuisce il consenso, è anche il modo con il quale il cittadino esprime il dissenso; non è solo il segno dell’appartenenza, ma anche la forma del giudizio.
E del giudizio che hanno espresso gli elettori di Matera è necessario prenderne atto per trarne le dovute conseguenze. E’ necessario ricominciare a fare politica, nel senso di “interessarsi delle questioni della polis”, guardare alle esigenze dei cittadini, dei lavoratori, dei molti precari e di quelli che rischiano di perdere il lavoro, dei pensionati e delle fasce più deboli della popolazione, ascoltare le loro richieste e cercare risposte ai loro bisogni, evitando di concentrarsi solo su equilibri e tatticismi e riparando, al contempo, a quel certo “strabismo territoriale” che è l’humus su cui si sviluppa un certo campanilismo di facciata.
Ci confrontiamo, infine, ora più di prima, con la necessità di ricostruire nel centro sinistra, e di ricostruire a sinistra, con l’esigenza di unificare in questa regione tutte le realtà politiche di sinistra e progressiste. Per creare una forza di popolo e di governo, che sia, come ho già avuto occasione di dire, pronta però più ad accogliere e rispondere ai bisogni del primo che non a sacrificare questi alle esigenze del secondo.
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