Te piace ’o presebbio?

Luca Cupiello, del suo lavorare al presepe, ne aveva fatto un modo per distrarsi dal dramma che avvertiva, pur non cogliendolo del tutto e appieno, all’interno della sua famiglia e dalle difficoltà che, pur fingendo di non affliggerlo, chiaramente vedeva. Diventava quasi elemento di distrazione, di evasione per sé e per gli altri che cercava di coinvolgere. Come Tommasino, il figlio già cresciuto e ancora a casa, senza mezzi per sostentarsi da solo. A guardarla così, una malcelata amarezza lega i tre atti di quella tragicommedia, e pure quella battuta ripetuta quale adagio, «te piace ’o presebbio?», finisce per rivelare il vero ruolo che quell’interesse per pastorelli, angioletti e montagne di carta aveva per lui: pensare a marginali incombenze per distrarre la mente da vicende più dure e concrete.

A leggere bene i toni e i temi scelti da chi è chiamato alla guida del Paese, pare di veder portata in scena – con meno grazia e inferiore fattura – un’opera tutta incentrata su quell’unica idea del lavoro di De Filippo; distrarre la mente con superficiali argomenti. E così, grande rumore su presunte avversità del “sistema” contro gli “eletti dal popolo” (quasi questi non fossero quello), voce forte contro chi non rispetta le tradizioni (il presepe, appunto), questioni minime assurte a battaglie esiziali, la cui risoluzione porterebbe, ipso facto, all’appianamento di tutti i guai della nazione («se n’è scappato nu capitone»). I problemi veri, restano tutti e senza alcuna risposta.

Negli stessi momenti in cui si battevano i coperchi sulle notizie diffuse di improbabili complotti («è caduta ’a credenza»), l’Italia si scopriva ultima per crescita nell’Ue. A pochi giorni di distanza dall’invettiva barese del vicepremier in difesa dell’italica cultura minacciata da non si sa bene chi («è caduta ’a scansia»), a qualche chilometro di distanza, si profilava la morte di una delle più grandi realtà economiche di quel territorio e non solo. Mentre il ministro dell’Istruzione si scaglia contro i telefonini, con plauso convinto e sentito di quanti in quelli vedono il male dei tempi moderni, contro le virtù di sognate epoche d’oro, i giovani varcano le Alpi a decine di migliaia ogni anno, con tanto di smartphone, notebook e master («e che’ vuo’ piglia’ capitone»).

Sipario.

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