«Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare,/ così solita e banale come tante,/ che non merita nemmeno due colonne su un giornale». Cantava così Francesco Guccini, in un brano del 1976, nel quale metteva in musica e parole il tema dell’aborto. Meno tragica e con risvolti decisamente più ilari, di sicuro non nobile, è pure la storia che, per caso e per gioco, tocca raccontare anche qui.
A farla breve, qualche settimana fa m’è capitato di incontrare un amico che non vedevo da un po’ di tempo. Soliti convenevoli, usuali domande, e il discorso che cade sulla politica. «Come te», mi dice, «mi sono allontanato dal partito. E, per quanto la stagione lo richiederebbe, fatico a riavvicinarmi». «C’è da dire, però», aggiunge a un tratto, «che per la mia distanza, mi sento poco in colpa; c’ero quando erano un’altra volta minoranza, poi mi han dimenticato negli anni in cui governavano tutto il governabile, dal comune dal Paese passando per la Regione, e adesso, come dire, non vorrei disturbare, visto che mai m’han cercato». L’ironia, e forse il sarcasmo, non venivano nascosti in quelle sue parole. Ma devo ammettere che i fatti, e non solo per lui, proprio in quel modo sono accaduti.
Senza voler dar adito a recriminazioni che poco o alcun senso avrebbero qui, la storia che raccontava il mio amico è nota a tanti anche per trascorsi vissuti. Gli anni dell’opposizione al berlusconismo han visto molti avvicinarsi ai partiti di centro-sinistra, e al più grande fra questi, il Pd. Poi, sul finire di quella stagione, si sono avute le alleanze con Berlusconi e cascami vari, l’adozione delle stesse politiche che in lui si contestavano, le scelte più discutibili, e discusse, diventare proprie, nel bagaglio di governo o amministrativo, di quella forza politica che insieme, si diceva, doveva essere costruita.
Da qui lo spaesamento di tanti, a cui si aggiungeva quell’impressione diffusa (e a volte dichiaratamente esplicitata) di un avvertito fastidio da parte dei conducenti del vapore rispetto ai tentativi di partecipare ai confronti in cui si formavano le decisioni politiche o di collaborare in qualche modo alla loro definizione o attuazione. E ciò avveniva ed è avvenuto di più, come individuava il mio interlocutore, proprio quando a quelle forze politiche è capitato l’onere del governo e dell’amministrazione.
Cose che son sempre capitate e che capitano, si dirà, e che, nel capitare, non interessano a nessuno. Però il dubbio che persino in queste minuzie tralasciabili sia possibile rintracciare qualcuno dei motivi che portano all’allontanamento e all’indifferenza per la politica, specialmente in una certa parte dello scacchiere, rimane.
Poi, si sa, come chiudeva Guccini quel testo: «i politici han ben altro a cui pensare».