Al padrone non piace lo sciopero; dov’è la novità?

Oscar Farinetti non ha gradito lo sciopero dei lavoratori del commercio dello scorso 19 dicembre. “Chissene”, direte voi. E infatti: “chissene”. A parte il fatto che le parole che il padrone di Eataly fa dire a Guevara potrebbero essere appiccicate puree a Keynes, la sua banalizzazione è fuori luogo e vana: stampare moneta per darla a lavoratori alla fame, nella sua citazione da Settimana enigmistica, non è poi tanto diverso dall’anglofono quantitative easing, se non per i destinatari di quel denaro, s’intende.

Di quello che dice Farinetti, frankly, I don’t give a damn (visto che a lui gli inglesismi piacciono così tanto che ha voluto giocare col nome dell’Italia per dirci che questo Paese ce lo possiamo mangiare, se mai non l’avessimo già fatto, ovviamente). La curiosità è piuttosto nella circostanzaper cui il prototipo dell’imprenditore innovativo eletto a vate dalla gioventù gattoleopoldesca parla “preciso ‘ntifico” a come parlava il sciur padrun da li beli braghi bianchi: odia gli scioperi, detesta le rivendicazioni salariali e dei diritti, ha in spregio i sindacati che, sapesse contessa, osano criticare chi gli dà un lavoro dicendo, pensi, di essere sfruttati.

Stupisce meno, invece, la quasi totale assenza di risposta “da sinistra” a quelle uscite non nuove e all’intero impianto che con lo sciopero dei lavoratori del commercio si voleva contestare. In sintesi: va bene a tutti che ci siano categorie di lavoratori da anni senza un contratto rinnovato? Che la deregulation nel settore sia arrivata al punto di consentire l’apertura dei supermercati e dei centri commerciali24 ore su 24, 7 giorni alla settimana, feste comandate comprese, come se non ci fossero padri e madri dietro quei banconi e quelle casse? Davvero siamo disposti a farci ridurre i diritti sociali, civili e democratici, purché ci garantiscano quello di poter comprare lo yogurt alle undici di domenica sera?

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1 risposta a Al padrone non piace lo sciopero; dov’è la novità?

  1. Enrica scrive:

    A Oscar Farinetti non piacciono i Sindacati, ma è un padrone e la cosa non mi meraviglia. Mi meraviglia invece, anzi mi fa paura, il fatto che i sindacati piacciano ancor meno al segretario del PD. Sostiene di non voler parlare con i “corpi intermedi” ma poi con il “corpo” di Confindustria ci parla e fa anche vasavasa con Squinzi.
    Tutto però si può capire, pensando che quando era ancora uno sconosciuto sindaco di Firenze decretò l’apertura dei negozi il Primo Maggio. Viene da lontano la sua idiosincrasia per i diritti dei lavoratori.

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