Speculando sulle tragedie come spesso capita di sentir fare da quelle parti, prima che il sibilo del proiettile che aveva tragicamente ucciso Charlie Kirk si calmasse, l’internazionale di destra aveva già scorto i mandanti morali: la sinistra e tutti i suoi cattivi maestri. Ça va sans dire. La loro colpa, a dir degli altri? Ovviamente quella di essere degli incorreggibili haters e di spargere un linguaggio intriso d’odio contro gli avversari politici che poi, alla fine, conduce dove ha condotto.
La parte nostrana di quell’internazionale si è profusa subito a incolpare tutto l’universo progressista al primo post in cui non meglio precisati utenti, ma sicuramente radical chic, è evidente nella consecutio temporum, hanno ricordato le parole della vittima sul possesso delle armi e su come, a suo dire, qualche morte innocente fosse un prezzo tutto sommato accettabile per quella libertà. Apriti cielo: «eccoli, gli odiatori comunisti!». Bene, proviamo a parlare di odio portato in politica. «Rivendico a gran voce […] il diritto all’odio e al disprezzo e a poterli manifestare», ha scritto Vannacci. «La signora meriterebbe di piangere per il resto dei suoi giorni. […] Io sono un pacifista e un non violento, ma quando mi dicono “Fornero” m’incazzo come una bestia e mi prudono le mani, quindi fortuna che non è in casa oggi», diceva Salvini, arringando la folla sotto casa dei genitori dell’ex ministra del governo Monti. E a proposito dei maître à penser di quella parte politica, dei titoli di Libero quando a dirigerlo c’era Vittorio Feltri, oggi consigliere regionale lombardo in quota Fratelli d’Italia, ne vogliamo parlare? Odio riversato a palate contro gay, migranti, avversari politici; dopo aver indossato, letteralmente, i panni della barbarie, si travestono oggi da Indira Ghandi, mentre spiegano le insegne del loro credo “remigrazionista”, cioè della volontà di cacciare delle persone dai posti in cui vivono solo perché non corrispondono al proprio ideale di società omogenea, come si leggeva nelle più oscure pagine di secoli che credevamo passati.
Volgendo lo sguardo oltre i confini italiani, dato che d’internazionale appunto si parla, e senza voler tornare troppo indietro nel tempo, dopo le parole emergono i fatti: troviamo deputati uccisi, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, labour e dem, parlamenti assaltati, tentati golpe, pogrom contro gli stranieri. Tutte cose che arrivano da un solo lato degli schieramenti politici. Lo stesso da cui giungono ora le accuse agli altri di essere «fomentatori di violenza».
Su queste pagine si crede fortemente nella libertà di parola e nella tolleranza, così come mai si metteranno in dubbio le conversioni, persino le più repentine e acrobatiche. Ciò detto, si continua a pensare che Popper avesse ragione nel mettere in guardia contro l’eccessiva tolleranza verso gli intolleranti, e si crede che una trasformazione d’animo possa sincera solo nella misura in cui, nei fatti, si apre a un agire differente; se si continua a vedere il nemico ovunque, nel diverso, nelle minoranze, nei dissidenti, indicandoli a oggetto della rabbia altrui, è difficile credere alla bontà dello spirito ecumenico professato.