«Fremd bin ich eingezogen».
Dormivi accanto, il capo un poco chino,
mentre la strada correva verso nord.
Sul vetro passavano campi e città,
e il tempo sembrava essersi fermato.
Ti vidi come allora, piccolo, d’inverno,
sul sedile dietro, avvolto nel giubbotto;
giravamo senza avere una meta,
solo per vedere gli alberi innevati.
Poi tornai a guardarti lì accanto:
ora le gambe arrivano più avanti,
il viso ha ormai un’altra stagione.
Nel sonno ritrovavo il tuo viso di allora.
Guidavo piano, senza svegliarti,
come se bastasse questo a trattenere
tutte le strade fatte insieme
e quelle che ancora non conosco.
«Will dich im Traum nicht stören».