Piano, versava il vino nel calice,
attenta come in ogni suo gesto.
Lui guardava le mani e il capo chino
come si guarda qualcosa di nuovo.
La sera aveva scelto il posto giusto,
le voci, gli alberi, la luce ancora.
Non c’era niente che chiedesse altro,
niente che avesse voglia d’andar via.
Eppure gli tornò quella distanza
che certe volte prende le persone:
essere lì, sapere di star bene,
e avere altrove tutta l’attenzione.
Alzò il bicchiere e gli sorrise;
sorrise anche lui, senza mentire.
Era felice. O quasi. Ed era questo
che non si era mai davvero perdonato.