Polvere

Apri la porta. Entrando di sbieco, la luce si posa sulle cose,
sui mobili coperti, sul bianco quieto dei teli, sugli angoli rimasti;
nessuno ad accoglierti, eppure ogni oggetto pare esitare,
come avesse custodito a lungo il gesto semplice del tuo ritorno.

La sedia contro il muro, il vetro spento, un odore fermo nell’aria;
una stanza che conosci, e tuttavia ti appare più lontana del ricordo.
Quella polvere che il tuo passo appena solleva, senza rumore,
è una memoria leggera che non ha mai smesso di posarsi.

Resti sulla soglia con le chiavi in mano, come chiedendo permesso,
davanti a questa pace immobile che ti somiglia e non ti appartiene,
di fronte a una casa che ha continuato il tempo senza di te.

Allora capisci che non ogni ritorno riconduce davvero indietro:
certe stanze ci attendono solo per mostrarci, con mite evidenza,
quanto l’altrove possa nascondersi nel cuore stesso del qui.

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