Lo salutò, chiamandolo per nome.
Lui rispose, senza sapere chi fosse.
Parlando, qualcosa tornò alla mente:
un giorno, un tatuaggio sulla schiena.
Linee scure seguite con le dita,
anni prima, in un pomeriggio infinito.
Lei ricordava, lei conosceva.
A lui tornò la memoria, piano.
Una stanza, la finestra socchiusa,
l’odore del fumo nell’aria ferma,
i bicchieri lasciati sul tavolo
e parole dette senza fretta.
Due piccoli quadrati di carta
che passavano tra le mani,
mentre il mondo si apriva
lento, davanti a loro.