Quando la musica cedette

Una frase detta piano, non un grido,
nel mezzo d’una serata tra le altre,
come si dice l’ora o il tempo che farà,
senza sapere che cambierà la stagione.

La sala rimase intatta, nella sua luce obliqua,
i tavoli, le sedie, i muri impassibili;
solo il suo nome cambiò peso alle cose,
un bicchiere lasciato troppo vicino all’orlo.

Avevamo la stessa età dei treni in partenza,
la stessa fretta dei progetti scritti a matita;
lei con la notte dentro le vene, più lunga di noi.

Non so quando la musica cedette,
quando il passo indietro diventò distanza;
resta il suo nome, e un silenzio che continua.

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