Il dissing no, non l’avevo considerato

«Pope Leo is WEAK on Crime, and terrible for Foreign Policy. […] I don’t want a Pope who criticizes the President of the United States because I’m doing exactly what I was elected, IN A LANDSLIDE, to do […] Leo should be thankful […] he was only put there by the Church because he was an American».

Ma voi l’avreste mai immaginato, anche solo vent’anni fa, un presidente degli Stati Uniti scrivere come un teenager? Non è solo una questione di strumenti — i social, i meme. Avrebbero potuto usare altro. È che il dissing, semplicemente, non era previsto nei rapporti a quei livelli. Non rientrava nel codice.

Il Papa, che ha una formazione di tutt’altro registro rispetto a quella di Donald Trump, ha fatto ciò che il suo ruolo gli consente: ha sorvolato sull’offesa e ha ricordato che il suo ministero è parlare alle donne e agli uomini di pace. E che, come accade in ogni conflitto, quando «gli innocenti vengono uccisi, qualcuno deve alzarsi e dirlo». È un altro mestiere, quello del Papa. Un altro orizzonte.

A chi è cresciuto nell’idea che tutto sia transazione — consenso, forza, vittoria — può sembrare strano che qualcuno non condivida il suo canone. Ma così è. «Ero straniero e mi avete accolto» non è una frase ad effetto: se credi in chi l’ha detta, provi a farlo. Così come prendi sul serio parole come «beati i costruttori di pace», «i miti», «i misericordiosi», o l’idea che «la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo».

Nelle beatitudini ci sono gli ultimi — quelli che il linguaggio della competizione chiamerebbe perdenti, deboli — weak. È per loro che il Dio dei cristiani si è fatto uomo, non per i principi e i forti. Per questo la distanza è così evidente. Non è solo una differenza di opinioni: è una differenza di linguaggi, di categorie, quasi di antropologie.

Da una parte, la retorica dei vincenti. Dall’altra, un messaggio che nasce da una sconfitta — una croce — e la rovescia. E forse, sotto la superficie, riemerge una tensione antica: quella per cui il potere vorrebbe giudicare anche ciò che lo giudica.

Ma non sempre ci riesce.

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