Se non riesci a far scendere la febbre, puoi sempre incolpare il termometro

Hanno fatto discutere i dati elaborati e diffusi dal sito svizzero IQAir che, aggregando diversi indicatori (polveri sottili Pm2.5 e Pm10, ozono, ossidi di azoto e zolfo), confronta momento per momento la qualità dell’aria in varie città del mondo, e poneva, nel suo ultimo report, Milano tra le più inquinate, insieme a altre come Dacca, Lahore e Delhi. Fa impressione, soprattutto perché quei nomi rimandano a immagini di agglomerati immensi, magari non ordinatissimi nelle strade, e non di rado con accumuli di spazzatura e vie polverose non appena fuori dal centro. E Milano, di certo, non è così.

Però, quel sito parlava di qualità dell’aria, e in questo, i dati di Milano, secondo quanto lì riportato, non differivano di molto da quelli delle tre megalopoli asiatiche. Il sindaco Sala è apparso risentito, e alle domande dei giornalisti ha chiesto se, secondo loro, una notizia come quella data dal sito IQAir potesse essere vera o meno. Il problema, credo, è che non stiamo parlando di “impressioni”; per l’inquilino di Palazzo Marino, secondo le rivelazioni degli enti competenti, Arpa su tutti, le condizioni dell’aria a Milano sono migliorate (a ben vedere, non è proprio come dice, sed transeat), e chiede se, per gli altri, sia o meno così. Mi ripeto: è il per il problema. Non c’entra la soggettività, di Sala, dei curatori di IQAir o di chi passeggia in Brera o al Giambellino; c’entrano i dati. E i dati, sono quelli che hanno spinto le istituzioni lombarde, praticamente negli stessi giorni di quel report e al di là delle parole dei loro vertici politici, a far scattare le limitazioni al traffico a Milano e in altre otto province.

Incolpare il termometro se non si sa far scendere la febbre, può funzionare sul piano propagandistico, ma non risolve il più piccolo nodo della faccenda. La Pianura Padana ha una conformazione morfologica, spiegano gli esperti, che non aiuta la dispersione degli inquinanti dell’aria. Se a ciò ci aggiungiamo gli anticicloni, che ormai sono pure invernali, e la collegata minore piovosità, i risultati sono quelli che abbiamo. Poi, ovviamente, rispetto a quando le fabbriche andavano a carbone, le caldaie anche, i diesel dei camion senza catalitica tossivano per interi quarti d’ora prima di avviarsi e persino il nebiun diventava nero di fumo, oggi probabilmente va meglio.

Tuttavia, il problema rimane, e temo si risolva solo riducendo sempre di più le emissioni.

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