Per quanto non sappia dar forma migliore a questo pensiero

Non capendo molto di cinema, Natalia Aspesi non è tra le firme che più leggo, sui giornali. Quest’estate, tuttavia, m’è capitato di appassionarmi alla lettura di un suo articolo che, ovviamente, non parlava di pellicole. Partendo dalla sua dichiarazione di fiducia nei metodi della democrazia e delle società organizzate su modelli rappresentativi, che è pure la mia, spiegava perché non solo è sicura dei vaccini, ma anche del numero di dosi che le viene indicato, appunto, da quelle istituzioni di cui si fida. E io sono d’accordo con lei; altrimenti, vale tutto e niente allo stesso tempo.

Ma la parte che più mi ha colpito, nel suo articolo, era la conclusione del ragionamento sui movimenti che a quelle somministrazioni proprio si oppongono. Scriveva infatti, da brava commentatrice che non si limita alla notizia in sé e cerca di andare oltre: «il mio sospetto è che molti degli urlanti il vaccino l’hanno fatto e la loro furia è solo una posizione politica, oppure un grido di generica disperazione. In un mondo che crolla, in una società che si immiserisce culturalmente ed economicamente, la paura, il senso di estraneità al futuro, il nulla che sappiamo, l’improvvisa esclusione di chi non è nativo digitale, il lavoro, quando c’è, diventato schiavitù. Rifiutare le regole per una possibile fine della pandemia, opporsi a quella che pare essere la soluzione più percorribile per miliardi di umani (il Covid sino ad oggi [l’articolo è del 13 agosto scorso, nda] ne ha ammazzato 4.314.196) è la sola libertà, il solo modo di ribellarsi che resta a troppi». Un sospetto che è anche mio.

Dati ed elaborazioni più approfonditi e puntuali, a supporto di questa impressione, non ne ho, né ne ho letti. Però, forte è la sensazione che sia in quel senso che almeno buona parte delle proteste di cui si sente vada letta. Poi rimangano sul piatto tutti gli altri lati della questione: la paura di molti del vaccino, le comprensibili ansie, le eccezioni su una norma fatta di corsa, persino il netto rifiuto figlio della contrarietà, in una fetta di quel popolo, ad alcune forme di modernità in nome di una non meglio precisata via naturale all’esistenza umana. Tutto vero.

Eppure, quel pensiero mi rimane. Per quanto non sappia dare a esso forma migliore.

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