Sarò urticante

Sarò urticante, e me ne scuso con i miei ventiquattro lettori, ma oggi, giorno successivo al settantacinquesimo compleanno della Repubblica di questo Paese, non posso fare altrimenti. Non posso, e non riesco, perché mi sono capitati sotto gli occhi i sondaggi politici degli ultimi giorni, perché ho nella mente i risultati delle ultime politiche, perché penso a quello che, da quando ho l’età per ricordare, ho visto accadere. Andiamo con ordine.

I sondaggi ci dicono che Salvini e Meloni, in due, fanno mezz’Italia o poco meno. E ora possiamo dire che la colpa è di questi o di quegli altri, ma se uno vuole votare per loro, è perché per quello che dicono di voler fare ha preferenza. La metà degli italiani, o quasi, ha in mente un’Italia come quella che vogliono loro due. E non è che possiamo dire che sia colpa di Letta, Draghi o Renzi: vogliono quel Paese (quello strapaese, direi se ci fosse gusto per la citazione), perché proprio quello vogliono. Quello che urla di blocchi navali contro i disperati della terra, quello che mangia panini farciti per urlare il suo disprezzo verso chi ha fame, quello che dà un bersaglio al livore degli arrabbiati (i migranti, l’Ue, la “casta”, le élites, i partiti – e qui rimando ai risultati delle ultime politiche a cui facevo riferimento –, i sindacati, eccetera, eccetera, eccetera); tutto, pur di non affrontare e portare avanti un discorso sulle cause. E va bene, questo modo di fare, a quelli che strumentalmente lo utilizzano, traendone consensi e rendite di posizione. Ma va bene, o piace, anche a quelli che lo seguono e se ne lasciano sedurre; almeno fino al giorno in cui impatta con la realtà.

E lì, l’ultimo aspetto delle cose che, dicevo, ho visto altre volte accadere e ho letto accadute. In quel dì, le masse urlanti contro i diversi per pelle o tratti somatici, si diranno mai razzisti e vittime del raggiro dei capi, il popolo livoroso contro le «demoplutocrazie» correranno a festeggiare i liberatori proprio da quelle lande giunti, o i sostenitori fino all’imbarazzo del sistema che ha loro trovato il posto o l’appalto, lanciare le monetine che più non servono ai loro vizi per quelle vie già saziati.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.