Le elezioni regionali, invece, le ha vinte Zingaretti

Ieri davo atto della vittoria politica (per quanto potenzialmente postuma), ai Cinquestelle assegnata dai risultati del referendum sul taglio del numero dei parlamentari. Oggi, invece, devo dire che, a leggere i dati delle elezioni regionali, il vincitore su quel terreno è Nicola Zingaretti. Lo dico, tra l’altro, con piacere, visto che l’alternativa pratica, la sua sconfitta, avrebbe significato la vittoria del centrodestra e della Lega di Salvini (che, tra l’altro, perde pure dove vince, se consideriamo che in Veneto la lista di Zaia prende tre volte i voti della Lega, nelle Marche il presidente è di Fratelli d’Italia e in Liguria si conferma Toti, che, per quanto di simpatie salviniane, sempre un berlusconiano rimane).

Dicevo, vince Zingaretti anche se i pedanti potrebbero porre l’accento sul fatto che, sostanzialmente, il Pd perde la guida di una delle Regioni al voto, le Marche, e non ne guadagna nessuna a danno degli avversari; ha poco senso però guardarla così, se si pensa che era data per sicura la sola Campania, con la Toscana per la prima volta in bilico e la Puglia dove, fino ai primi exit poll, le previsioni davano il presidente uscente e l’ex (che poi, pure lì, è curioso che, chiamando al cambiamento, il centrodestra abbia candidato uno che quel ruolo l’aveva già svolto vent’anni fa) praticamente appaiati. Bravo Zingaretti, dunque: la scommessa giallorossa l’hai vinta, nonostante tu abbia dovuto più subirla che determinarla, e il risultato ottenuto nelle urne è buono.

Inoltre, persino la scelta di cointestarsi la battaglia referendaria, in fondo, ha pagato. Le prime analisi dei flussi dicono infatti che la maggior parte degli elettori del Pd ha votato contro le indicazioni della segreteria e per il “no”. Credo che Zingaretti lo prevedesse, o almeno lo avesse messo in conto; eppure, ha sostenuto la scelta del “sì” e oggi, vinta quella e, nei fatti, vinte le regionali, credo che anche quanti hanno votato diversamente dalle sue indicazioni siano convinti della bontà della sua scelta. Immaginate al contrario cosa sarebbe successo.

Un’ultima osservazione. Dando atto ai Cinquestelle di aver dettato l’agenda politica in tema di taglio dei parlamentari e di aver portato, su questo, dalla loro parte il 90% del parlamento e il 70% dell’elettorato, non si può non vedere come alle regionali siano ormai del tutto ininfluenti, persino all’interno della coalizione che al governo formano. Dove hanno scelto di correre con il Pd, come in Liguria, hanno vinto gli altri, dove hanno deciso di stare da soli, come in Puglia o Toscana, i candidati dem hanno comunque ottenuto il successo.

Ecco perché parlavo, per loro e in relazione al referendum, di vittoria postuma.

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